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Maxirissa al Sacrario, due imputati su tre patteggiano 8 mesi: a processo l’investitore

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Maxirissa al Sacrario - nei riquadri da sinistra Alessio Denocenti, Hosseini Mohammad, Paolo Trabalzi

Maxirissa al Sacrario – nei riquadri da sinistra Alessio Denocenti, Hosseini Mohammad, Paolo Trabalzi


Viterbo – (sil.co.) – Maxirissa del 26 aprile al Sacrario, questa settimana il giudice Giovanna Camillo deciderà sulla seconda richiesta di patteggiamento a otto mesi di reclusione. È quella del 33enne d’origine afgana Hosseini Mohammad, difeso dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi.

Nel frattempo è ai domiciliari dallo scorso 19 novembre il viterbese di 36 anni Paolo Trabalzi, il primo a patteggiare una condanna a otto mesi di reclusione, per l’esattezza 7 mesi e 20 giorni, con lo sconto di un terzo della pena del rito. È tuttora a processo col rito ordinario, invece, il 47enne viterbese Alessio Denocenti, difeso dall’avvocato Luigi Mancini.

Denocenti e Trabalzi, nel tardo pomeriggio dello scorso 26 aprile, piombarono in piazza del Sacrario a bordo dell’Audi bianca guidata da Trabalzi, secondo le difese per difendere mogli e figli, aggrediti da una baby gang per futili motivi.

Mohammad si sarebbe a sua volta scagliato contro di loro e la vettura, con una mazza da baseball, dopo di che Denocenti si sarebbe messo lui al volante per allontanarsi, investendo il 33enne, mentre sul posto si precipitavano carabinieri e polizia, con ambulanze al seguito, per soccorrere i feriti, tra i quali i tre contendenti. 

Per il violento episodio avvenuto in pieno centro nel tardo pomeriggio dello scorso 26 aprile, quando la piazza era affollata di gente tra cui si sparse il panico, Trabalzi fu arrestato assieme al 47enne viterbese Alessio Denocenti e al 33enne d’origine afgana Hosseini Mohammad.

La rissa, scaturita per motivi banali, ha visto coinvolti due nuclei familiari e si è rapidamente trasformata in un episodio di violenza incontrollata. Le forze dell’ordine, allertate da un privato cittadino, hanno fermato i protagonisti dell’incidente, recuperando e sequestrando strumenti usati durante la colluttazione, tra cui un martello da carpentiere e una mazza da baseball.

“Il provvedimento eseguito – riportano i carabinieri in una nota – consente al condannato di proseguire l’esecuzione della pena in regime di detenzione domiciliare, presso l’abitazione di residenza, con il rispetto di specifiche condizioni volte al controllo della sua condotta, al fine di evitare che lo stesso possa compiere azioni in grado di ledere gli interessi della collettività.”


Multimedia: Fotogallery: Maxirissa al Sacrario – Video: Spranghe, botte e vetri rotti… gli scontri al Sacrario


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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