Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono stato ricoverato al reparto di Ematologia dell’ospedale di Belcolle all’inizio del mese di settembre di questo anno, quando tutto riprende il suo naturale percorso e dove ognuno di noi ricomincia a pianificare la propria vita in vista del “nuovo anno”.
Viterbo – L’ospedale di Belcolle
Quello che pensavo fosse un piccolo incidente di percorso tipico di chi è entrato da tempo negli “anta”, si è subito rivelato essere l’inizio di un percorso ben più complicato di quello che potesse immaginare. La doccia fredda è arrivata con la diagnosi post accertamenti: quel nome che ti spezza le gambe, che in un attimo cancella quella pianificazione che avevi immaginato fino a pochi attimi prima.
Ma come se non bastasse, ti ritrovi catapultato in un mondo che non pensavi nemmeno potesse esistere. Ti ritrovi a condividere spazi di vita con persone fino ad allora sconosciute e che, come te, stanno combattendo il tuo stesso nemico. Ed è in quel momento che inizi a sentirti meno solo, in uno spaccato di mondo dove a causa dell’innominato anche i familiari devono rispettare orari rigidi e scrupolose procedure sanitarie: la solitudine, quella pesante, inizia a farsi strada nella tua nuova realtà.
Ma è in quel momento, in quegli attimi di sconforto e abbandono, che la vita svela la sua incredibile forza. In quegli stessi istanti in cui ti attrezzi per combattere in perfetta solitudine, ti trovi circondato da angeli. Al posto delle ali indossano una divisa bianca, al posto dei calzari delle scarpe bianche, al posto dell’aureola portano orgogliosamente delle mascherine.
Donne e uomini che dedicano la loro vita agli altri. Guerrieri silenziosi che ogni giorno combattono al tuo fianco in una battaglia che diventa anche la loro. Soffrono con te, esultano per te quando reagisci positivamente ad una cura, ma cosa più importante, riescono, nonostante le numerose difficoltà quotidiane, a restare umani.
Qualcuno potrebbe pensare che, in fondo, fanno solamente il loro lavoro, che sono pagati per questo (sempre poco rispetto a ciò che danno). Vero. Ma è altrettanto vero che l’umanità, l’empatia, la dolcezza e la generosità non si definiscono per contratto. Ed è solamente quando li incontri sul tuo cammino che ne apprezzi concretamente l’enorme valore… che senti nascere dentro di te la necessità di dire un semplice grazie.
Grazie per ciò che fate, ma soprattutto per ciò che siete. Siete stati una seconda famiglia per me, tutte e tutti, indistintamente. Dal primario del reparto, al vice primario, dagli infermieri al personale socio-sanitario fino a coloro che con il medesimo amore mi segue quotidianamente a casa. Tutti avete contribuito a darmi la forza per non mollare. E comunque andranno le cose, sappiate che non dimenticherò mai ciò che avete rappresentato per me: la vita.
Auguro a tutti voi e a tutte le persone che amate, infiniti auguri per un nuovo anno all’insegna della felicità e della serenità.
Pietro Mercanti
