|
|
Viterbo – (sil.co.) – “Sepiacci si avvicinava troppo, mi metteva le mani sulla schiena e spingeva verso la cattedra”. Così l’ex studentessa 23enne testimone della procura contro l’ex direttore 77enne dell’accademia di belle arti. Ma secondo la difesa non si può sintetizzare in “allungava le mani”.
Al centro la testimonianza dell’altra studentessa, quella che martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi ha lamentato le eccessive confidenze dell’imputato nei suoi confronti.
“La testimone ha detto che Sepiacci le metteva le mani sulla schiena per spingerla verso la cattedra”, ci tengono a sottolineare i difensori Giovanni Labate del foro di Viterbo e Domenico Di Tullio del foro di Roma, dando alla frase una interpretazione letterale.
Su richiesta dell’accusa, la teste, una 23enne, ha però spiegato il perché della sensazione di “eccessiva confidenza” di quella mano “dietro la schiena per spingere verso la cattedra”.
“Non mi sentivo sicura, lo percepivo come un’invasione del mio spazio”, ha ribadito, a lungo interrogata sul punto. faticando a trovare le parole.
Il pm le ha inoltre ricordato alcune dichiarazioni rilasciate ai carabinieri, dai quali fu ascoltata il 28 febbraio 2023, riguardo a dei complimenti che lei avrebbe percepito come fuori luogo da parte del direttore, 77 anni, che era anche docente di fotografia e storia della fotografia. La teste ha confermato che Sepiacci le avrebbe detto frasi tipo “sei bellissima” o “come stai bene vestita così”.
“Una volta che mi ha offerto un passaggio perché avevo problemi coi treni, ho rifiutato. Non mi sentivo sicura, era invadente”, ha proseguito la teste, una ex studentessa dell’accademia, che si è anche lei laureata l’anno scorso, secondo cui Sepiacci si sarebbe preso troppe libertà e confidenze. Ai difensori che le hanno chiesto perché l’ex direttore le avesse offerto un passaggio fino a Roma ha confermato che quel giorno c’erano dei problemi coi treni: “Ma io ho rifiutato il passaggio, perché non mi sentivo sicura”, ha ribadito al pm.
Parte offesa del processo un’amica della testimone, una studentessa 24enne del comprensorio di Civita Castellana, che nel frattempo è stata risarcita e ha rimesso la querela, la quale nella tarda mattinata del 20 febbraio 2023 avrebbe, secondo il suo racconto, dovuto fare i conti nell’ufficio di presidenza con le pesanti attenzioni di Luigi Sepiacci, cui aveva chiesto aiuto in seguito alla bocciatura subita all’ultimo esame prima della laurea, in programma appena tre giorni dopo, il 23 febbraio dell’anno scorso. Lei voleva ripetere l’esame, senza dover rinviare la laurea.
“Dammi un motivo in più”, le avrebbe ripetuto più volte l’imputato, portandosi la mano della ragazza sulle parti intime. “Mi metteva la mano sul pene”, ha detto la 24enne. Poi, capito che non era cosa, le avrebbe fissato comunque la ripetizione dell’esame la stessa mattina del giorno fissato per la laurea, che la studentessa ha poi discusso nel pomeriggio come da programma.
Nel frattempo la studentessa ha raccontato l’accaduto alle amiche, al fidanzato e ai genitori, rivolgendosi a un centro antiviolenza e sporgendo denuncia querela contro il professore.
Il processo viterbese riprenderà il 26 maggio, mentre inizierà il 21 ottobre il processo romano, in cui Sepiacci è imputato di violenza sessuale pluriaggravata i danni di due dipendenti dell’Associazione nazionale istituti non statali e di istruzione (Aninsei, affiliata a Confindustria), di cui Sepiacci era presidente fino a fine gennaio quando si è dimesso in seguito all’avviso di fine indagini, seguito a marzo dalla richiesta di rinvio a giudizio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


