Una voragine di piazza del Gesù nel 2023
Viterbo – Ventinove crolli del terreno in meno di dieci anni, tra il 2011 e il 2020. Tutti a Viterbo. Tredici nel centro storico e 16 fuori le mura. Sprofondamenti, sinkholes in termini tecnici. E la causa è spesso la mancanza di manutenzione dei sotterranei, le cavità che attraversano da secoli la città dei papi, la Viterbo sotterranea.
Carta della Cavità sotterranee presenti nell’area del centro storico di Viterbo – Fonte Madonna, Nisio e Vessella 2021
Una realtà dimenticata e sottaciuta, ma che, come raccontano alcuni articoli scientifici pubblicati negli ultimi anni e un lavoro incessante da parte di alcuni ricercatori universitari, potrebbe rappresentare un pericolo per le strutture e gli abitanti in superficie. Oltre che una perdita enorme dal punto di vista turistico e del patrimonio storico.
I sotterranei del centro storico di Viterbo – Il rifugio antiaereo nei pressi dell’ospedale vecchio – Foto di repertorio
“Negli ultimi decenni – spiegano Sergio Madonna, Stefania Nisio e Federico Vessella in un articolo del 2021 – le voragini a Viterbo risultano in aumento e sono presumibilmente connesse al problema della crescente instabilità della rete di cunicoli e di gallerie sotterranee antropogeniche presenti soprattutto nella parte storica della città, in gran parte ancora del tutto sconosciuta”.
I sotterranei del centro storico di Viterbo – Foto di repertorio
Sono 26, secondo le carte proposte dai ricercatori, le cavità sotterranee o sistemi di cavità presenti nel centro storico, molte delle quali concentrate in 11 aree della città dentro le mura.
Censimento degli eventi di sprofondamento avvenuti a Viterbo tra il 1996 e il 2020 – Fonte Madonna, Nisio e Vessella 2021
“Gli eventi registrati nel centro storico – proseguono i tre ricercatori – sono riconducibili per lo più sia a crolli di volte di cavità sotterranee molto antiche e profonde, sia a quelli che hanno interessato ambienti ipogei più recenti, a scarsa o media profondità dal piano campagna; i fenomeni di sprofondamento registrati nella porzione periferica della città possono essere connessi, invece, a fenomeni di dilavamento delle coperture presenti sotto il manto stradale, innescati anche da perdite idrauliche della rete dei sottoservizi”.
Carta degli sprofondamenti che si sono verificati negli ultimi anni nell’area urbana di Viterbo in relazione alle cavità presenti nel suo sottosuolo – Fonte Madonna, Nisio e Vessella
Un problema, quello dei crolli dovuto al cedimento dei sotterranei, di cui la città è consapevole già da tempo. Addirittura da secoli. “Problemi di cedimento a causa delle cavità sotterranee erano già noti anche nel passato – commentano infatti Madonna, Nisio e Vessella – a partire dal Cinquecento. Infatti, presso piazza della Rocca, la fontana del Vignola minacciava di crollare durante la sua realizzazione, nel 1572, a causa dei cedimenti del terreno: già allora si accorsero che la fontana era stata realizzata al di sopra di un sistema di grotte e di cunicoli sotterranei”.
Censimento degli eventi di sprofondamento avvenuti a Viterbo tra il 1996 e il 2020 – Fonte Madonna, Nisio e Vessella 2021 – Elaborazione grafica Tusciaweb
Una questione da non sottovalutare. Tant’è vero che l’università degli studi della Tuscia ha avviato assieme all’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, un progetto dedicato proprio alle cavità sotterranee e ai fenomeni di sprofondamento connessi alla città di Viterbo. Un progetto che, come si legge sul sito dell’Ispra, punta anche ad un “censimento delle cavità sotterranee e la loro messa in sicurezza”. “Non solo per la pianificazione del rischio ma soprattutto ai fini del loro valore storico e culturale”.
Ispra e Unitus hanno inoltre attivato, con le università degli studi di Trieste e Federico II di Napoli, anche un master interuniversitario di II livello denominato “Sinkholes e cavità sotterranee: caratterizzazione, moderazione e mitigazione del rischio”.
Principali cause di sprofondamento nel Lazio suddivise per provincia tra il 2005 e il 2013 – Fonte Meloni e Nisio 2015
Un fenomeno, quello degli sprofondamenti, che coinvolge anche altri centri abitati della Tuscia. Stando a quanto riporta un articolo scientifico del 2015, firmato da Nisio e Meloni, sinkholes in provincia di Viterbo tra il 2005 e il 2013, dovute in particolar modo a cavità sotterranee, fognature, piogge e tubazione idrica.
Sviluppo urbano di Viterbo nel corso dei secoli – Fonte Giuseppe Romagnoli 2022
Molti cittadini residenti nella zona del centro storico di Viterbo “ignorano – sottolineano Madonna, Nisio e Vessella – l’esistenza nel sottosuolo delle loro abitazioni di un articolato sistema di cavità sotterranee purtroppo soggetto ad un progressivo ed ineluttabile degrado sotto il profilo della loro stabilità. La circolazione di acque sotterranee, talora rese particolarmente aggressive da perdite della rete fognaria, le vibrazioni prodotte dal traffico o da altre attività, lavori di ristrutturazione, nonché risentimenti di eventi sismici, sono tra le cause che concorrono all’ampliamento dei sistemi di fratture ed al continuo crollo di diaframmi, volte e cunicoli di cui solo sporadicamente e spesso in modo catastrofico si rilevano gli effetti in superficie”.
Crolli che, fanno notare gli autori dell’articolo, “possono coinvolgere i sovrastanti edifici, con possibile perdita di vite umane e danni irreparabili ai monumenti storici che costituiscono il vero patrimonio culturale ed economico del nostro paese”.
I sotterranei del centro storico di Viterbo – Foto di repertorio
Quali sono le zone del centro storico più suscettibili a fenomeni di sprofondamento? “Sovrapponendo tali fenomeni con la cartografia sia pur approssimata sinora prodotta, è possibile iniziare ad identificare in città alcune zone più suscettibili agli eventi di sprofondamento dovuti alla presenza di cavità, come ad esempio la porzione meridionale del borgo storico di Viterbo, e in particolare l’area compresa tra le mura e via di San Clemente”.
Una vera e propria città sotterranea quella che si nasconde sotto i piedi dei viterbesi. Iniziata a scavare già dall’epoca etrusca. “Si passa – raccontano Madonna, Nisio e Vessella – da stretti cunicoli, presumibilmente connessi ad opere idrauliche di epoca etrusca e romana o a vie di fuga e passaggi segreti di epoca medioevale, ad ambienti più o meno ampi, resti spesso rimaneggiati di tombe etrusche, cisterne romane, colombaie, butti medievali, ecc. In epoca moderna e contemporanea questi ambienti sono stati più volte riutilizzati a vari scopi: cantine, depositi, ricoveri, ecc. Con l’approssimarsi del Secondo Conflitto Mondiale, a partire dal Regio Decreto del 24 settembre 1936-XV n. 2121, molte cavità vennero ampliate per essere utilizzate come rifugi antiaerei”. Rifugi antiaerei che coinvolsero quasi tutto il centro storico. Spesso cantine rimaneggiate. In altri casi vere e proprie strutture ad hoc, come dalle parti dell’ospedale vecchio e a via Emilia al Pilastro. Alcune decisamente importanti, come il rifugio di via Marconi che poteva contenere fino a 4 mila persone.
I sotterranei del centro storico di Viterbo – Foto di repertorio
I sotterranei vennero poi chiusi nell’immediato dopoguerra “per contrastare il mercato nero – continuano Madonna, Nisio e Vessella – e le altre attività clandestine che in esse proliferavano. Vennero murati non solo gli ingressi dei rifugi ma anche i passaggi e i cunicoli che permettevano l’accesso agli altri ambienti sotterranei, con il risultato di perderne quasi completamente la memoria. Per decenni questo universo sotterraneo è stato abbandonato al degrado, frequentato e conosciuto solo da chi pratica attività illegali, come la ricerca di reperti archeologici o lo smaltimento di inerti o di altri tipi di rifiuti. Senza più alcun tipo di controllo e di manutenzione”.
Il primo passo da fare per prendere di petto i problemi legati al cedimento dei sotterranei viterbesi? “Una dettagliata mappatura delle cavità presenti nel sottosuolo – evidenziano Madonna, Nisio e Vessella -. Uno strumento fondamentale per comprendere la dinamica dei fenomeni di sinkhole e per mitigare il rischio da crollo che potrebbe coinvolgere abitazioni, monumenti e altri manufatti presenti nell’area del centro storico”.
Daniele Camilli















