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Viterbo – Storia di un viterbese a Manila. Matteo Antonucci è sbarcato dalla Città dei papi nelle Filippine per allenare la nazionale maschile di pallavolo che il prossimo settembre, per la prima volta nella sua storia, parteciperà ai campionati del mondo.
Pur essendo giovanissimo (ha 36 anni), Antonucci ha già un curriculum importante come allenatore. Prima di spostarsi nelle Filippine, ha fatto parte dello staff delle nazionali giovanili italiane (di cui era direttore tecnico Julio Velasco), vincendo un titolo europeo con la Under 17 nel 2023. Inoltre è ancora oggi capo allenatore della selezione regionale del Lazio, insegna pallavolo all’università del Foro italico di Roma e gestisce una società a Viterbo, la Volley Life, con cui si occupa di sviluppare la pallavolo giovanile nel territorio.
Antonucci, com’è successo che da Viterbo si è ritrovato nelle Filippine?
“Il tramite è stato Angiolino Frigoni, lo storico vice di Julio Velasco, che è stato chiamato ad allenare la nazionale delle Filippine. Avendo già collaborato insieme nelle giovanili dell’Italia, è nato un rapporto di stima, che lui ha confermato chiamandomi al suo fianco come assistente in quest’avventura”.
Da quando è entrato in carica?
“Sono operativo da luglio e il contratto scadrà a dicembre 2025, ovviamente con possibilità di rinnovo. Tornerò nelle Filippine in estate per seguire tutto il programma d’avvicinamento al mondiale”.
Con quali obiettivi vi preparerete?
“Le Filippine partecipano al mondiale come nazione ospitante e sono alla prima esperienza su questi palcoscenici. Dal punto di vista agonistico, l’obiettivo è scalare più posizioni possibili nel ranking mondiale, ma c’è anche e soprattutto un obiettivo di sviluppo. Noi vogliamo lanciare un movimento che ha un potenziale di crescita enorme: basti pensare che già adesso ogni partita della nazionale, anche amichevole, fa 10mila spettatori nei palazzetti. Il campionato del mondo segnerà l’esplosione definitiva della pallavolo nelle Filippine”.
Il Sud-est asiatico sta diventando sempre più centrale nei mercati economici mondiali e, di conseguenza, anche negli eventi sportivi. Sarà così anche con la pallavolo?
“Come ho detto, le Filippine sono in fortissimo sviluppo. Oltre al grande calore dei fan, ci sono degli impianti stupendi, direi avveniristici. È un ambiente dove la pallavolo può germogliare in modo forte, perché ci sono interesse, passione e investimenti”.
C’è qualcosa che gli italiani possono imparare da loro?
“Dal punto di vista delle strutture, penso che siano già avanti a noi. Ciò che inevitabilmente manca è la cultura pallavolistica: nelle Filippine non esiste la tradizione e con essa l’organizzazione, la sensibilità nell’allenamento, il processo selettivo che hanno i Paesi più avanzati come l’Italia”.
Tornerebbe in Italia se la chiamassero?
“Io sono molto legato all’Italia, sia per la società che ho costruito a Viterbo, sia per il lavoro che faccio ancora adesso per la federazione italiana. Fare parte della nazionale ha un fascino che vince su tutto, l’inno di Mameli prima delle partite è un’emozione che non ha paragoni”.
Ma facciamo l’ipotesi che la chiamasse un club italiano di alto livello: si sentirebbe pronto?
“Sicuramente prenderei in seria considerazione l’ipotesi. Vivo quest’esperienza nelle Filippine proprio come una sfida per alzare ulteriormente il mio livello, sia come conoscenze tecniche che come prospettive professionali”.
Qual è stata la più bella soddisfazione della sua carriera finora?
“Per il momento ne ho tre. La prima è aver creato una società come la Volley Life, che è nata dal nulla quando avevo poco più di 20 anni e che adesso è una realtà stabile a Viterbo e in tutto il Lazio. La seconda è la vittoria dell’europeo con la nazionale Under 17 dell’anno scorso. Ma in assoluto la cosa di cui vado più fiero è il lavoro con la selezione regionale del Lazio, dove in tre anni siamo passati dal 17esimo posto nel ranking nazionale al quarto”.
Cosa significa e quanto è importante lavorare con una leggenda come Julio Velasco?
“Velasco e Angiolino Frigoni hanno una storia che parla da sola. Nel mio caso, stare a stretto contatto con Angiolino mi ha fatto capire e mi fa capire ancora oggi quanto la qualità di questi allenatori sia stata importante per sviluppare un movimento pallavolistico florido in tutta Italia”.
Pallavolo a Viterbo e nella Tuscia: lo stato dell’arte.
“Abbiamo alcune eccellenze e tante società che lavorano con grande impegno, sia nel settore maschile che nel femminile. Nonostante siamo una provincia con numeri piccoli, il livello dei campionati giovanili non è basso. Ci sono ottimi allenatori, abbiamo lanciato tanti giocatori ad alti livelli, abbiamo società che hanno raggiunto competizioni nazionali. Se devo trovare un neo, direi che a volte manca una visione d’insieme, ci vorrebbero più progetti a lungo termine. Però il mio legame con Viterbo e con la regione Lazio è e rimarrà sempre molto forte, perché se sono riuscito a fare della mia passione un lavoro, è grazie a questo territorio”.
Alessandro Castellani

