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Si moltiplicano i casi di violenza domestica, ma piovono anche condanne fino a 15 anni

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Viterbo – Nei primi sei mesi del 2024 in provincia di Viterbo sono stati commessi complessivamente 159 reati inerenti alla violenza di genere, di cui l’87% con vittime di sesso femminile: 71 atti persecutori (+109% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), 74 maltrattamenti contro familiari o conviventi (+14%) e 14 violenze sessuali (-36%). 

Tra gennaio e novembre dell’anno scorso la questura di Viterbo ha notificato 6 misure di sorveglianza speciale “codice rosso”: 9 gli ammonimenti per atti persecutori e 61 per violenza domestica da parte del questore. È invece di 245 denunce, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, il bilancio delle 56 stazioni dei carabinieri presenti sul territorio della provincia: 21 gli arresti e 62 le misure cautelari, 141 casi di maltrattamenti in famiglia, 73 atti persecutori, e 17 reati a sfondo sessuale.


Il tribunale di Viterbo - Veduta dall'alto

Il tribunale di Viterbo – Veduta dall’alto


Picchiata e violentata brutalmente, condannato a 15 anni
Per quanto riguarda invece il seguito “giudiziario”, uno dei casi più gravi trattati dai magistrati viterbesi nel 2024 si è chiuso lo scorso 10 marzo con la condanna a complessivi 14 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione dell’imputato, accusato in due distinti processi di maltrattamenti e stupro ai danni della stessa donna. Per la precisione, avrebbe picchiato a sangue e poi violentato in maniera brutale nella vasca da bagno la vittima per un aperitivo di troppo, dicendole il giorno successivo: “Ringrazia che non ti ho seppellito”. I fatti risalgono alla sera del 17 ottobre 2019. Dalla scorsa primavera è recluso nel  carcere di Mammagialla. 

Minaccia di morte la ex fino alla vigilia della sentenza, 5 anni
Lo scorso 24 settembre è stato condannato in primo grado alla severa pena di cinque anni di carcere per maltrattamenti pluriaggravati in famiglia e a cinquemila euro di provvisionale alla vittima un 37enne della provincia di Viterbo che tra il 2019 e il 2023 avrebbe minacciato plurime volte di morte la ex 31enne, continuando a perseguitarla fino alla vigilia della sentenza, come rivelato ai giudici del collegio dalla stessa donna: “Ieri mi ha mandato un messaggio dicendomi che era inutile che non gli rispondevo, tanto ci saremmo visti oggi in tribunale”.

La terrorizza di sfregiarla con l’acido, 2 anni e 6 mesi di reclusione
Il 3 luglio il tribunale di Viterbo ha invece condannato a due anni e mezzo di reclusione un 29enne pugliese sposato con una 27enne viterbese, nei confronti della quale la minaccia di bruciarle la faccia con l’acido sarebbe stata una costante. Fino al 23 maggio 2023 quando la vittima è stata minacciata di morte davanti alla figlioletta di pochi anni in un bed&breakfast del Viterbese e lei ha trovato il coraggio di denunciarlo per tutto quello che le avrebbe fatto patire a partire dal 2016, quando lei era appena ventenne.


Carabinieri - Violenza di genere

Carabinieri – Violenza di genere – foto di repertorio


Botte col manico di scopa e acqua “avvelenata”, un anno e 4 mesi 
A giugno un 64enne dell’Alta Tuscia è stato condannato in primo grado a un anno e quattro mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, celebrato davanti al gip a porte chiuse. Secondo l’accusa, avrebbe picchiato la moglie con un manico di scopa e le avrebbe anche “avvelenato” l’acqua della bottiglia tenuta sul comodino dalla vittima la quale, sentendone l’odore sgradevole, si è guardata bene dal berla. I maltrattamenti ai danni della ex 56enne sarebbero andati avanti per dieci anni, a partire dal 2013, toccando il culmine a Ferragosto 2023, quando sono scattati la denuncia e la misura cautelare dell’allontanamento e del divieti di avvicinamento alla parte offesa. 

Scaraventa la tombola e minaccia di portarle via il figlio maschio, 3 anni e 4 mesi
Un mese prima, il 9 maggio, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere in primo grado per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Una tombola scaraventata a terra la vigilia della Befana del 2019 era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. L’aveva presa senza il suo permesso la moglie per i figli e lui per questo l’aveva presa per l’ennesima volta a calci e pugni. Avrebbe quindi terrorizzato la donna, madre di cinque, minacciando di tornarsene in Egitto con l’unico figlio maschio, strappandolo all’affetto materno.

Due volte a Belcolle in un mese tentando di strozzarla, un anno e 8 mesi
L’8 febbraio è stato condannato a un anno e otto mesi un 35enne che a forza di pugni in faccia aveva fatto finire la ex compagna di 52 anni due volte al pronto soccorso di Belcolle in un mese, la prima a Ferragosto di tre anni fa. La seconda il 20 settembre 2021, con una prognosi di 25 giorni, a causa di un trauma cranico e cervicale e dei vistosi lividi riportati al collo dopo che il compagno avrebbe tentato di strozzarla. 

Militare mena moglie e spezza dente a figlio, sospeso dal servizio e condannato a 3 anni
Il 15 gennaio dell’anno scorso, infine, è stato condannato a tre anni di reclusione e a risarcire le vittime il militare che secondo la ex avrebbe spezzato un dente al figlio durante una delle tante scenate per cui è finito a processo davanti al collegio per maltrattamenti in famiglia. Maltrattamenti in famiglia nonché violenza sessuale ai danni della moglie e madre dei suoi due figli, che lo ha denunciato ai carabinieri il 28 febbraio 2021. L’uomo, oltre a essere rimasto ai domiciliari per sette mesi e mezzo, è stato anche sospeso dal servizio.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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