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Viterbo – (sil.co.) – Salito agli onori della cronaca l’anno scorso col nomignolo di “pescatore” per avere picchiato l’allora convivente durante una battuta di pesca al lago e poi avere aggredito il padre e il fratello della vittima, è finito nei guai anche per maltrattamenti aggravati ai danni dei propri genitori, cui in dieci anni avrebbe estorto diecimila euro.
Per questo un 34enne viterbese è finito a processo sia davanti al giudice monocratico che davanti al collegio, nonostante nel frattempo i genitori abbiano ritirato la querela. Ma trattandosi di reati perseguibili d’ufficio, la giustizia deve comunque fare il suo corso. Motivo per cui il padre e la madre, pur non essendosi costituiti parte civile contro il figlio, il mese prossimo dovranno testimoniare.
Lui è per l’appunto lo stesso trentenne difeso dall’avvocato Francesca Bufalini finito in carcere lo scorso 20 giugno – in seguito all’aggravamento della misura – dopo avere aggredito il padre e il fratello della ex, dalla quale era stato allontanato il mese prima, una volta rimesso in libertà dopo essere finito alcuni giorni ai domiciliari per averla picchiata, rompendole un polso, durante una battuta di pesca in notturna sul lago di Bolsena.
Tornato libero, ma col divieto di avvicinarsi alla parte offesa, sarebbe andato a cercarla a casa dei genitori, scagliandosi contro il padre e il fratello della donna, che gli intimavano di stare alla larga. Il che ha significato per lui andare in prigione, nel carcere di Mammagialla, dove è recluso sette mesi.
L’aggressione al lago risale al 13 maggio, quella a “suocero e cognato” al 27 maggio. Il relativo processo per maltrattamenti in famiglia, stalking, danneggiamento e altri reati entrerà nel vivo davanti al giudice Jacopo Rocchi.
Ebbene sarebbe stato proprio nel corso delle indagini relative ai due episodi della primavera scorsa che è tornata a galla la querela sporta precedentemente, ma rimasta “inevasa”, dai genitori nei confronti del figlio. Il 34enne, in base a quanto emerso, in un periodo della vita complicato, quando era senza lavoro, avrebbe litigato spesso con i congiunti, che lo avrebbero invitato a stringere la cinghia, arrivando anche alle mani nei momenti di maggior tensione.
Il processo entrerà nel vivo a febbraio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
