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“C’è poca attenzione al sociale e tra noi associazioni manca una rete comunicativa”

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Viterbo – “C’è poca attenzione al sociale e tra noi associazioni manca una rete comunicativa”. Intervista a Ludovica Raffaella Cucchi e Federica Miralli dell’associazione Perché io segno di Viterbo che da anni si occupa della comunità sorda e del sociale.


Ludovica Raffaella Cucchi e Federica Miralli

Ludovica Raffaella Cucchi e Federica Miralli


In questo 2024, ci sono stati iscritti all’associazione?
“Non abbiamo avuto iscritti. Siamo in stanby. Nonostante il nostro impegno, tempo ed energie molti corsi della lingua dei segni non sono partiti. Avevamo riempito le classi, di colpo, c’è stata una moria. In un mese su 13 partecipanti, si sono ritirate 5 studentesse. Stiamo cercando di capire il perché è successo questo fenomeno strano, non ci era capitato. Dopo diversi anni, siamo riuscite a far partire un laboratorio della lis in presenza. Abbiamo avuto grande richiesta di partecipazione, ma a conti fatti sono sempre stati pochi gli studenti presenti a lezione”. 

Considerando il tutto, com’è andato questo 2024? Gli obiettivi proposti a fine del 2023, sono stati raggiunti?
“Parte dell’anno è andata bene, tante iniziative e progetti portati a termine. È stata una fine dell’anno molto strana. Un trimestre molto duro e in negativo. Ci stiamo interrogando sulle motivazioni e sul perché abbiamo riscontrato serie difficoltà. Rispetto agli anni precedenti, abbiamo avuto meno affluenza nei “regali solidale”. C’è molta meno attenzione al sociale, nonostante gli sforzi del comune di Viterbo, le associazioni che si occupano del sociale e del terzo settore ne hanno risentito e ne stanno ancora tuttora risentendo”.

Cosa manca, secondo voi?
“Come associazione, duole il fatto che non ci sia rete tra noi. Noi dell’associazione Perché io segno, impegni permettendo, quando altre realtà sociali ci invitano agli eventi o alle loro iniziative, cerchiamo di essere sempre presenti, non solo per interesse, ma anche per solidarietà. È giusto fare presenza tra di noi. Altre associazioni, no”.

Di iniziative ne avete fatte, a parte il periodo buio…
“Nonostante gli sforzi, i sacrifici, il tempo e l’impegno, abbiamo realizzato diverse iniziative. Dai laboratori della lingua dei segni ai workshop con la performer lis Giulia Clementi, dalle presentazioni di scrittori e influencer sordi a giornate a tema con servizi di interpretariato. A livello economico, è un momento tragico. Non solo per la nostra associazione, ma anche per altre realtà sociali. Molti studenti rinunciano alla propria formazione professionale perché si trovano in difficoltà economica”.

Che rapporto c’è tra l’istruzione e la lingua dei segni italiana?
“Tra i nostri propositi per questo 2024 c’era la voglia di allargare gli orizzonti della lingua dei segni e raggiungere le scuole. Per noi, apprendere la lingua dei segni negli istituti scolastici, può essere uno strumento funzionale per diffondere la lis e la conoscenza del mondo sordo oltre i confini. Ma non ci siamo riuscite. Abbiamo notato una mancanza di empatia da parte delle scuole sull’argomento. Tante richieste, ma mai concretizzate”.

Nonostante le difficoltà, cosa vi spinge a non mollare?
“Il nostro impegno è dare un segno di emancipazione alle persone sorde. Per noi, e per la nostra ottica sulla disabilità, un sordo può fare tutto, anche la guida turistica ad altri sordi senza il bisogno di intermediari. Il Covid ci ha rovinato, ci ha allontanato e questo è inevitabile. Fortunatamente abbiamo l’aiuto delle istituzioni. Siamo riconoscenti al comune di Viterbo che, già nelle amministrazioni precedenti, ha sempre avuto e mostrato una grande sensibilità verso la disabilità. La giunta guidata da Chiara Frontini è sempre presente a ogni evento che organizziamo, sia fisicamente che economicamente. Viterbo è l’unico comune che ha ancora un budget riservato alla lingua dei segni italiana. In un momento economico così delicato, ricevere questi contributi e vedere come un comune decide di rinnovare un patto economico così importante, è un passo in avanti. Anche il trasporto della macchina di Santa Rosa, è stato tradotto in lis in diretta. Il comune di Viterbo, tra l’altro, è uno dei pochi comuni della provincia dove se qualcuno ha bisogno, ti viene risposto immediatamente. Nel resto della Tuscia, non c’è un minimo di attenzione alla disabilità, non vediamo l’abbattimento delle barriere architettoniche, sensoriali o comunicative. Ci lavoreremo”.

Cosa bolle in pentola per il nuovo anno alle porte, come sarà questo 2025?
“In cantiere, per il 2025 stiamo lavorando con i sindacati per poter offrire dei corsi di primo soccorso bls e blsd accessibile anche alle persone sorde. Tra i buoni propositi, è far capire alle persone che la disabilità è una condizione di vita e chi è più fortunato se vuole, può aiutare. Se non vuole, basta che non ostacola chi veramente vuole essere al fianco di chi ha più bisogno. Sarebbe sufficiente già avere quel minimo di sensibilità per capire chi si ha di fronte e includerlo nella società. La scuola, purtroppo, è sempre il fanalino di coda nell’aprirsi a nuovi proposte, nuovi orizzonti e nuovi progetti sull’inclusione. Partiranno i corsi di approccio alla lis già dal 23 gennaio 2025”.

A livello economico, come procede per l’associazione Perché io segno?
“Quest’anno non abbiamo avuto modo di raccogliere i fondi per le borse di studio degli studenti e non potremo aiutare chi veramente è in difficoltà ma vuole studiare e formarsi a livello professionale. Come associazione, abbiamo risentito e dovuto affrontare i vari rincari con quel che abbiamo messo da parte in questi anni. Il sito web costa il doppio, anche il costo dell’interprete è aumentato, i rimborsi spesi per i mediatori in lis anche. Altre associazioni, hanno preferito chiudere, noi no”.

Un vostro proposito del 2023 era aprire una sede dell’associazione a Viterbo nel 2024. Ad oggi, siete riuscite?
“Non abbiamo ancora una sede. Siccome non c’è stato un trend di crescita, nonostante gli sforzi e l’impegno di quest’anno, non ce la siamo sentite di prendere un locale. Gli affitti in centro a Viterbo costano 1000 euro al mese, senza tenere in considerazione le utenze. Non ci siamo riuscite, per il momento. La sede non è solo una struttura per i corsi, ma il nostro intento è quello di creare un punto di ritrovo per la comunità sorda, uno spazio dove i sordi possono incontrarsi, comunicare tra di loro, passare del tempo in compagnia e non isolarsi. Non ci siamo riuscite. Ma non molliamo”.

Federica Focaracci


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