Viterbo – “La gup ha una visione della politica abbastanza distorta”. Enrico Valentini, avvocato di parte civile dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di non luogo a procedere per minaccia a corpo politico della gup Fiorella Scarpato nei confronti della sindaca Chiara Frontini e del marito Fabio Cavini per i quali la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio.
Enrico Valentini è l’avvocato di Letizia Chiatti, l’ex presidente del consiglio parte civile assieme al consigliere comunale Marco Bruzziches con la moglie Anna Maria Formini, assistiti invece dall’avvocato Stefano Falcioni.
“La giudice nelle motivazioni si è calata nell’ambiente politico – spiega Valentini – dicendo che questo è il modo di fare politica normale e che in quella circostanza della cena non c’era compressione nei confronti di qualcuno. Essendo invece Cavini, in quel momento, un consulente politico, quindi un uomo deputato a stare nelle situazioni, avrebbe potuto porre in essere una serie di attività”.
L’avvocato Enrico Valentini
Quale è la sua analisi delle motivazioni della sentenza?
“Diciamo che la Gup Scarpato ha una visione della politica abbastanza particolare”.
Che significa?
“Significa che se soprattutto il discorso di Fabio Cavini rientra in un pourparler politico qualche pensiero me lo dà. E questo sul fatto di come la Gup veda la politica. In realtà dei fatti ci sono stati. Poi si può discutere se ci sia stata o meno la volontà di minacciare”.
Quale sarebbe stata secondo lei la visione della vicenda che emerge dalle motivazioni della sentenza?
“La giudice inquadra la vicenda in una visione politica e non rileva nelle parole di Cavini una minaccia né nei confronti di Bruzziches che era presente alla cena del 26 settembre né tantomeno nei riguardi di Letizia Chiatti. Insomma, a detta della Gup, non c’era l’intenzione di voler fare del male a qualcuno. Qualche cosa di più avrebbe potuto scavare. Poi la mia assistita, Letizia Chiatti, in tutta questa vicenda è una figura marginale chiamata dalla procura solo ed esclusivamente come parte offesa. E non siamo noi come parti civili ad indicare se ci siano o meno dei reati, ma è il pubblico ministero che di fronte a una sentenza di questo genere, se è dell’idea di poterlo fare, potrebbe operare attraverso una impugnazione. Dopodiché io la sentenza non la commento, ma sto facendo soltanto un’analisi tecnico giuridica e letterale. Una lettura che fa emergere come la Gup ha una visione della politica abbastanza distorta”.
Un conto però è la politica, un conto l’azione di un tribunale. Che intende per visione della politica “distorta” o “abbastanza particolare”?
“Intendo dire che la giudice nelle motivazioni si è calata nell’ambiente politico dicendo che questo è il modo di fare politica normale e che in quella circostanza della cena non c’era compressione nei confronti di qualcuno. Essendo invece Cavini, in quel momento, un consulente politico, quindi un uomo deputato a stare nelle situazioni, avrebbe potuto porre in essere una serie di attività”.
Quali attività?
“Cavini non lo dice. Dice semplicemente prendo una famiglia, vedo quale è il più debole e lì colpisco. Ma non ne parla in maniera dettagliata. Fa solo un esempio generale. Penso quindi che la giudice abbia travisato un po’ l’aspetto politico della vicenda e quali sono le conseguenze che una cosa di questo genere avrebbe potuto creare. Tuttavia questo è un discorso che spetta al pubblico ministero e non alle parti offese. Le parti offese, e parlo della mia assistita, hanno fatto tutto quello che dovevano fare. Chiatti si è presentata perché chiamata, ha sostenuto la sua posizione e sta in attesa di una qualsiasi decisione che possa prendere il pm”.
Chiara Frontini e Fabio Cavini
Nelle motivazioni sta scritto anche che “le parole pronunciate alla cena da Cavini… sono espressione di un modus operandi che può essere agevolmente sintetizzato con la nota espressione macchina del fango”. Come analizza questo passaggio delle motivazioni?
“Non concordo assolutamente con il discorso sulla macchina del fango e credo che la giudice abbia voluto fare un’ipotesi. Una deduzione. Perché Cavini non ha mai parlato di macchina del fango. E non c’è stata un’azione di tal genere nei confronti di qualcuno. Io dico solo che nelle motivazioni c’è una visione della politica particolare”.
Si aspettava queste motivazioni?
“Era l’unica soluzione che avrebbe potuto essere in linea con il dispositivo di non luogo a procedere, cioè una mancanza dell’elemento psicologico che ha portato a una valutazione dell’irrilevanza penale di quanto accaduto alla cena in casa Bruzziches”.
Viterbo – Udienza preliminare Frontini-Cavini – Da sinistra l’avvocato Enrico Valentini e Letizia Chiatti
Nelle motivazioni della sentenza c’è anche un passaggio riguardante la scelta di registrare la cena da parte di Bruzziches…
“Sì, a un certo punto la giudice scrive che Bruzziches dosa le parole proprio perché stava registrando. In qualche maniera stigmatizza il comportamento di Bruzziches. Ma questa è una sua valutazione. Come se fosse stato un tranello posto in essere da Bruzziches. Questo mi sembra abbastanza palese”.
Che difese ha una persona che vuole fare emergere una determinata situazione e non ha altri modi per farlo se non le registrazioni?
“Questa è una situazione che va su altri meccanismi e discussioni. In questo Caso Bruzziches probabilmente sentendo che l’aria era abbastanza pesante ha ritenuto di fare la scelta la registrazione che non è stata ritenuta sufficiente la sussistenza di un reato. Questo però è un discorso completamente diverso. Le difese di una persona possono essere mille e l’unica che aveva Bruzziches è stata quella di portare la registrazione della cena. Adesso sta solo al pm che può dire che sta bene così e noi ci uniformiamo oppure non sta bene e noi lo seguiamo”.
Daniele Camilli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


