Viterbo – “L’intento effettivo della coppia Frontini-Cavini era quello di ricondurre a più miti consigli Bruzziches, il cui attivismo, quale consigliere delegato al patrimonio e quale componente critico della maggioranza consiliare, iniziava a costituire un problema serio per la sindaca”. Per il il pm Massimiliano Siddi non ci sono dubbi: “Il destinatario delle minacce è Marco Bruzziches”.
È questo uno dei passaggi chiave del ricorso alla corte d’appello di Roma da parte pubblico ministero alla sentenza di non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste, della gup Fiorella Scarpato. Una sentenza di non luogo a procedere che riguarda la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini per i quali la procura di Viterbo aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di minaccia a corpo politico. Richiesta respinta da Scarpato.
Chiara Frontini e Fabio Cavini
“Se il ‘discorso’ di cui al capo di imputazione e che rappresenta il decalogo dell’attività politica di Cavini potrebbe astrattamente avere le caratteristiche proprie della minaccia – scrive la gup Scarpato nelle motivazioni della sentenza di non luogo a procedere – certamente non sono rivolte a Bruzziches, nemmeno indirettamente o implicitamente, così mancando tanto l’elemento oggettivo della fattispecie di cui all’art. 338 c.p., quanto la autonoma ipotesi di reato di cui all’art. 612 c.p…”.
“Mi devo sempre preoccupare per il domani – dice Cavini, come da registrazione dell’incontro trascritto dalla procura, la sera del 26 settembre 2023 a cena con Bruzziches, la moglie Anna Maria Formini e la sindaca Chiara Frontini – è uno dei miei compiti e il domani è la tutela della maggioranza, prima di Chiara poi della maggioranza. Allora io, noi quando vogliamo colpire, o abbiamo qualcosa, o la inventiamo. Ora proprio come fare non te lo dico e questo lo facciamo in casi estremi. No… questo a tua conoscenza. Non siamo dei principianti, se io voglio fare male capisco chi del tuo stato di famiglia (‘Soprattutto se so che stai a fa…’, interviene la sindaca) è più debole, e poi vado a colpire quella persona. O ce l’ha o gliela creo. Purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato, perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte. A volte molto belle, ma purtroppo come diceva appunto Rino Formica ‘sangue e merda’, e quindi sappiamo come fare, vedi… La Chiatti adesso è nella fase in cui riflettiamo, perché se lei non fa danni noi non reagiremo”.
Marco Bruzziches
“Il tenore della conversazione – sottolinea Siddi nell’appello – per quanto inserita in un lungo contesto conviviale, e pertanto inevitabilmente contaminata da salti tematici e da momenti di leggerezza dialettica, depone univocamente nel senso di un costante riferimento, talora sotteso e talora esplicito, alla figura ed alla condotta del Bruzziches, sia in quanto consigliere delegato al patrimonio, sia, soprattutto, in quanto membro di una maggioranza che, come si può agevolmente desumere dalle stesse preoccupate parole dei coniugi Frontini-Cavini, presentava problemi di stabilità interna, e comunque non poteva permettersi defezioni od iniziative di singoli consiglieri, anche solo simboliche, che ne minassero l’immagine di compattezza”.
“E che proprio Bruzziches – prosegue il pm – e la sua attività politico istituzionale costituissero il malcelato obiettivo della cena emerge già dalle modalità organizzative della stessa. La sindaca Frontini, infatti, nonostante la lunga comilitanza politica con il predetto, e nonostante il rapporto di confidenziale consuetudine con la di lui moglie, Formini Annamaria, la sua vecchia ‘prof.’ della quale aveva fortemente raccomandato la presenza, quasi a marcare il carattere non del tutto informale dell’evento, demanda alla sua segreteria di concordarne i dettagli logistici”.
“Si può nitidamente intravedere – va avanti il pm – quale fosse l’intento effettivo della coppia Frontini-Cavini: quello di ricondurre a più miti consigli il Bruzziches, il cui attivismo, quale consigliere delegato al patrimonio e quale componente critico della maggioranza consiliare, iniziava a costituire un problema serio per la sindaca”.
Massimiliano Siddi
Problemi politici evidenziati dalla scelta dell’allora presidente del consiglio Letizia Chiatti di dimettersi in atteggiamento critico con la sua stessa maggioranza.
“È del tutto evidente – continua Siddi – come la scelta politica della Chiatti costituisse un precedente pericoloso per la maggioranza Frontini soprattutto nel caso altri consiglieri avessero seguito il suo esempio politico, proprio come Bruzziches, che si stava organizzando per coagulare intorno a sé un nuovo gruppo consiliare. Ampi passaggi della conversazione sono, infatti, dedicati proprio a questo tema e ai pericoli che la maggioranza avrebbe corso, se taluno ne avesse, sulle orme della Chiatti, minato con iniziative politiche la coesione.
E non a caso l’apice della minaccia prende le mosse dal larvato riferimento alla condotta della Chiatti; ma non, come afferma il giudice – fuorviato anche da un infedele richiamo grafico del testo della trascrizione – nel senso che le gravissime prospettazioni del male ingiusto potessero riguardare in astratto solo ‘casi estremi’ diversi da quello della Chiatti, bensì proprio per sottolineare che quella sarebbe stata la condotta riservata a chi avesse, come in ipotesi lo stesso Bruzziches, seguito la Chiatti, con iniziative politiche che avrebbero potuto aggravare e/o compromettere la situazione della maggioranza”.
“Molteplici affermazioni del Cavini – aggiunge poi il pm – nonché la determinante e significativa frase pronunciata dalla Frontini nel cuore del contesto minatorio per rafforzarne l’efficacia intimidatoria (‘Soprattutto se sò che stai a fa… ‘), convergono nella direzione di ammonire il Bruzziches ad astenersi dall’intraprendere ulteriori iniziative politico istituzionali potenzialmente dannose per l’immagine della maggioranza”.
Viterbo – Udienza preliminare Frontini-Cavini – Da sinistra Letizia Chiatti, l’avvocato Stefano Falcioni, Marco Bruzziches, l’avvocato Enrico Valentini
Non solo, ma per il pm “si evince senza ombra di dubbio come il destinatario di dette minacce fosse effettivamente Bruzziches” anche dal “complesso di espressioni pronunciate dal Cavini immediatamente dopo le gravissime minacce ed in connessione logico-tematica con esse”.
“Cavini – fa notare infine il pubblico ministero – appena terminato di proferire le sue gravissime minacce, cambia immediatamente tono e registro comunicativo, utilizzando una tecnica retorica suggestiva che può essere compendiata nella famigerata metafora del ‘bastone e della carota’. E, aldilà di alcuni melliflui manierismi in funzione di ‘captatio benevolentiae’, premette, tuttavia, un concetto fondamentale, ovvero il fatto che la cena è stata organizzata proprio per Bruzziches, perché egli costituisce una ‘spina nel fianco’, e dunque per aiutarlo ‘nel percorso’ e per indurlo a fidarsi della sindaca”.
Daniele Camilli
Articoli: “La metafora della macchina del fango è stata utilizzata per depotenziare la portata gravemente minatoria delle frasi pronunciate da Cavini e Frontini” – “Cena dei veleni, il civismo di Chiara Frontini ha fallito perché parla solo di potere e non fa più il bene della città” – Cena dei veleni, Massimiliano Siddi: “La ricostruzione della gup è confusa, disorganica e fumosa… frutto di gravi travisamenti logico-fattuali, e persino grafici” – Roberto Massatani: “La sentenza di non luogo a procedere non teme appello” – Enrico Valentini: “Un ricorso duro e tagliente” – Stefano Falcioni: “Un secondo esame della vicenda è giusto” – Cena dei veleni, la procura fa appello contro il non luogo a procedere nei confronti di Frontini e Cavini
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



