Capranica – Ex poliziotto sessantenne condannato a otto anni di reclusione per il tentato omicidio della compagna, l’avvocatessa di parte civile Alessia Moscardelli del foro di Roma non ha dubbi: “È la cronaca di una morte schivata, la vittima è stata fortunata perché è riuscita a scappare”. E poi l’invito a non svilire le donne che denunciano.
Viterbo – La panchina rossa del tribunale nel riquadro l’avvocato Alessia Moscardelli
La legale ieri, non potendo gli avvocati delle parti offese chiedere il legittimo impedimento, ha chiesto di potersi collegare in videoconferenza col tribunale. Era il primo pomeriggio del 29 gennaio 2021 quando l’imputato ha sferrato 5 coltellate alla compagna 58enne d’origine polacca che lo stava lasciando. La condanna è arrivata dopo quattro anni e un lungo processo cominciato il 9 giugno 2021.
“La mia assistita semplicemente aveva fatto le valigie e stava lasciando il compagno, si era messa il rossetto e se ne stava andando da casa, quando Alberto Aniello non ci ha visto più e le ha sferrato cinque coltellate. Non è morta non perché lui non volesse ucciderla, ma perché non gli è riuscito, perché il corridoio era stretto, perché lei è riuscita a guadagnare la porta, perché è stata soccorsa dal vicino, perché è stata fortunata”, sottolinea la legale della 58enne d’origine polacca, che ha riportato lesioni permanenti.
“Non solo lesioni fisiche, ma psicologiche, mentali, come detto dal consulente tecnico d’ufficio. Lei aveva tutto il diritto di andarsene e infatti se ne stava andando, lo stava lasciando”, prosegue Moscardelli.
“Se tu sferri cinque coltellate, accetti le conseguenze della tua condotta – ribadisce la legale di parte civile – invece qui si è tentato di ottenere la derubricazione del reato in lesioni, si è tentato di infangare la vittima, quasi come se meritasse le coltellate, come se l’imputato fosse legittimato perché le aveva fatto ‘troppi regali’, sono stati sentiti come testimoni i figli e il fratello dell’imputato, si è detto di un ‘piccolo’ coltello, per non parlare della famosa risonanza di parte e dei test somministrati in carcere, oltre che del presunto idrocefalo normoteso mai accertato tramite una perizia super partes”.
“La mia assistita, dopo decenni trascorsi nel nostro paese, è tornata in Polonia perché per lei l’Italia è da dimenticare. Se lo scopo è convincere le vittime a denunciare, le vittime non vanno svilite. Come nel caso della provvisionale immediatamente esecutiva di soli diecimila euro a fronte di una richiesta da parte di questa difesa di 30mila euro. Otto anni di reclusione, considerata l’attenuante del parziale vizio di mente riconosciuta all’imputato, sono una pena giusta per il reato di tentato omicidio. Ma vorrei sottolineare che pene di poco inferiori vengono inflitte per il reato di maltrattamenti”, la conclusione della legale.
Una volta uscite le motivazioni, come è noto, i difensori Amedeo Centrone e Federica Ambrogi del foro di Viterbo potranno, se lo riterranno opportuno, ricorrere in appello contro la sentenza di primo grado.
Aniello, nel frattempo, ha già scontato un anno e otto mesi di prigione, prima di essere rimesso in libertà in attesa della fine del processo. Il collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli, inoltre, lo ha condannato a due anni di libertà vigilata.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
