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“Deposito nazionale, servono un comitato di liberazione dalle scorie nucleari, un referendum popolare e… una grande manifestazione”

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Viterbo – “Serve un comitato di liberazione dalle scorie nucleari e se la Tuscia dovesse essere scelta come sede del deposito nazionale servirebbe anche un referendum popolare per far esprimere i cittadini”. Famiano Crucianelli è il presidente del Biodistretto della via Amerina e delle forre. Un anno fa la grande mobilitazione a Corchiano contro l’ipotesi di un deposito di scorie nucleari nella Tuscia, con migliaia di persone.

“Il deposito andrebbe fatto tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – dice Crucianelli -, dovrebbero essere loro a farsi carico del deposito di scorie nucleari, regioni  dove l’energia è stata fondamentale per lo sviluppo e per la produzione di ricchezza. Farlo nella Tuscia sarebbe una grandissima ingiustizia sociale. Una scelta di violenza. Non si può accettare che da una parte si produca la ricchezza e dall’altra le discariche”.

“Tra il 2025 e il 2026 – aggiunge Crucianelli – la partita verrà chiusa e il rischio che il deposito venga realizzato in uno dei 21 siti idonei individuati sul territorio è elevatissimo. Chi non si preoccupa è un irresponsabile”.

“Serve una mobilitazione istituzionale, politica e popolare – sottolinea Crucianelli -. Questo è l’aspetto fondamentale. E serve farlo casa per casa, strada per strada, prima che la decisione venga presa. Il 16 gennaio faremo un’assemblea a Civita Castellana. Per cercare di capire cosa fare nei prossimi mesi e arrivare a maggio a una grande manifestazione”.


Famiano Crucianelli

Famiano Crucianelli


Quanto manca alla scelta definitiva del sito che ospiterà il deposito di scorie nucleari?
“Adesso inizierà la valutazione ambientale strategica, parte che riguarderà i comuni e i cosiddetti soggetti competenti ambientali. Dopodiché entreranno in gioco gli altri soggetti. Ma non sarà un processo eterno, come alcuni credono, perché entro il 2025-2026 la partita verrà chiusa. È di fatto iniziata la fase critica per arrivare a un punto decisivo. Non solo, ma essendo ripresa con forza la campagna per il nucleare, non posso continuare di certo a galleggiare con il deposito. Ogni scelta sul nucleare perde infatti di credibilità se non viene risolto il problema delle scorie”. 

E in questa partita che si sta chiudendo, come sta messo il territorio della Tuscia dove è stata individuata quasi la metà dei siti idonei per realizzare il deposito?
“Ecco, questa è la seconda cosa di cui occorre avere consapevolezza. La difficoltà in cui si trova il territorio della Tuscia. Un punto di realtà che manca. Molti pensano che in provincia di Viterbo non si farà. Ma così non è, il rischio è consistente, elevatissimo. Su 51 siti idonei individuati, 21 stanno nella Tuscia. Non solo, ma di questi 51 siti, una decina sono farlocchi. Parlo degli 8 siti della Sardegna e dei due in Sicilia. Quindi da 51 passiamo a 41 e a questo punto il cerchio si restringe sempre di più attorno al Viterbese”.

Perché i siti sardi e siciliani sarebbero “farlocchi”?
“Perché c’è innanzitutto la questione del mare che viene considerato un rischio aggiuntivo rispetto al trasporto delle scorie. Dopodiché i sardi hanno già detto che sono ampiamente disponibili a tutto pur di non avere le scorie. Infine Sardegna e Sicilia sono regioni a statuto speciale. Quindi tutta la storia si riduce a noi, alla Lucania, che una ventina di anni fa c’è già stata una rivolta popolare contro le scorie, la Puglia, che in passato ha combattuto vere e proprie battaglie contro l’eolico e il fotovoltaico, e stiamo parlando di eolico e fotovoltaico non di scorie, e qualche cosa dalle parti di Alessandria in Piemonte. Punto. Inoltre in Puglia c’è Emiliano, e conosciamo bene la determinazione del personaggio”.


Deposito scorie nucleari - Lista siti idonei nel Viterbese

Deposito scorie nucleari – Lista siti idonei nel Viterbese


Quindi, secondo lei, per la Tuscia c’è da preoccuparsi?
“Assolutamente sì, c’è da preoccuparsi. E chi non si preoccupa è un irresponsabile. E non riesco a capire perché un territorio che è l’1% di quello nazionale ha oltre il 50% di possibilità che le scorie nucleari gli arrivino a casa. Questo ti fa pensare che c’è un disegno. Perché statisticamente è veramente improbabile che un territorio così piccolo abbia 21 siti idonei. Vedo poi una certa rilassatezza rispetto a questa terribile ipotesi. Come se si fosse persa memoria di cosa sia l’inquinamento da nucleare. Come se non ci si rendesse conto della svalutazione del territorio, della sua bellezza, del suo patrimonio, delle sue case e dei suoi terreni. Il deposito avrebbe un impatto devastante sociale ed economico. Un territorio che ha inoltre 4 biodistretti e nelle finalità della legge sul biologico si dice chiaramente che in questi territori non si possono mettere imprese e aziende che hanno un carattere di rischiosità. Stiamo anche scrivendo al ministero dell’Agricoltura per evidenziargli questa contraddizione incredibile. In sintesi, i biodistretti non sono compatibili con il deposito, e tra i 21 siti idonei della Tuscia c’è sempre almeno un comune che sta dentro uno dei 4 biodistretti”.

Tornando all’elenco dei territori dove, a livello nazionale, sono stati individuati i 51 siti, di fatto la Tuscia è quello che darebbe meno problemi a livello di conflittualità sociale.
“Probabilmente la scelta è stata dettata anche da questo. Forse la Tuscia, agli occhi di chi ha individuato i siti, è il territorio che romperebbe meno le scatole”. 

Cosa risponde invece a chi dice “voi siete quelli del mai nel mio giardino”?
“Personalmente credo che le scorie vedono considerate in rapporto alla storia dei territori, alle loro ricchezze, all’uso dell’energia per gli stessi e all’industrializzazione del paese. Le sembra normale che in Lombardia dove c’è il 50% del tessuto industriale non ci sia neanche un sito? E la stessa cosa si può dire per Veneto ed Emilia Romagna. Abbiamo delle regioni dove l’energia è stata fondamentale per lo sviluppo e per la produzione di ricchezza non c’è neanche un sito idoneo? Un criterio di equità sociale per la scelta di dove fare il deposito dovrà pur essere utilizzato oppure dobbiamo pensare che ci sono regioni dove si produce ricchezza utilizzando molta energia e regioni dove si fanno le discariche? E non mi pare giusto. Mi pare di essere trattati come una volta si trattavano le colonie, condannandoci a un futuro senza popolo. Dopodiché, perché sono state prese in considerazione soltanto le aree interne?”

Perché?
“I casi sono due: o queste scorie non fanno nulla, e non si capisce perché devono essere così distanti dalle città, patrimonio solo delle zone interne. Oppure fanno qualcosa e questo qualcosa va detto. Va detta alla gente quale è la situazione. Questo deposito, questa discarica che vogliono fare tiene insieme le scorie che vengono dagli ospedali e quelle che vengono dalle centrali nucleari. E ci vogliono migliaia di anni affinché deperiscano, e non possono neanche stare in superficie, ma in profondità, almeno un chilometro sottoterra. Ci si lamenta poi che le zone rurali vengono abbandonate! E vengono abbandonate perché la considerazione che si queste aree si ha è pressoché nulla. Zone destinate a diventare delle discariche. Stiamo parlando di una vera e propria battaglia esistenziale”.


Deposito scorie nucleari, anche il comune di Viterbo ricorre al Tar

Deposito scorie nucleari, la manifestazione dello scorso anno contro il deposito di scorie nucleari


Con il deposito di scorie nucleari la Tuscia a quel punto rischierebbe di diventare la discarica d’Italia?
“Assolutamente sì. Diventa una grande discarica nucleare. 95 mila metri cubi di scorie nucleari che finiscono in un territorio”.

Secondo lei, il problema delle scorie nucleari come si risolve?
“Il problema delle scorie nucleari si risolve da chi da questo problema ha tratto enormi vantaggi”.

E dove andrebbe fatto?
“Andrebbe fatto rispettando un criterio di equità. E criterio di equità significa che laddove l’energia è stata fondamentale per lo sviluppo del paese lì si dovrebbero far carico di come gestire il problema, senza nasconderlo laddove questa realtà non c’è stata”.

Se il sito venisse realizzato nella Tuscia, cosa potrebbe succedere?
“Sarebbe una grandissima ingiustizia sociale. Una scelta di violenza. E l’unica possibilità sarebbe quella di resistere fino all’ultimo minuto, fino all’ultimo centimetro. Non abbiamo alternativa. Se vogliamo dare un futuro al territorio della Tuscia e conservare una sua storia, una sua democrazia, dobbiamo opporci al deposito di scorie nucleari in modo rigoroso e intransigente. Finora abbiamo avuto una certa unità da parte di tutti i soggetti istituzionali e società, un’unità che spero si mantenga in modo coerente. La manifestazione che abbiamo fatto a Corchiano l’anno scorso ha visto la partecipazione di tutti i comuni e di tutti i soggetti istituzionali, compreso il vescovo di Civita Castellana. Se questa unanimità verrà mantenuta con coerenza, sarà veramente difficile fare il deposito nella Tuscia”.


Deposito scorie radioattive - Le aree idonee nel Viterbese

Deposito scorie radioattive – Le aree idonee nel Viterbese


L’unità d’intenti basta oppure serve qualcosa in più?
“Serve una mobilitazione istituzionale, politica e popolare. Questo è l’aspetto fondamentale. E serve farlo casa per casa, strada per strada, prima che la decisione venga presa. Dobbiamo rendere consapevoli le persone di cosa potrebbe accadere e non quando i buoi sono usciti. Per questo facciamo l’assemblea a Civita Castellana il 16 gennaio. Per cercare di capire cosa fare nei prossimi mesi e arrivare a maggio a una grande manifestazione. Non è in gioco questa o quella posizione politica. Oggi serve un comitato di liberazione dalle scorie nucleari. Serve un’unità profonda”. 

Serve tornare ad essere “partigiani” e difendere una parte, vale a dire il proprio territorio?
“Sì, occorre difendere una parte e ancora una volta la giustizia. Se fossi un cittadino della Lombardia sentirei che sarebbe una cosa giusta. Se uno va a vedere le prime dieci città in termini di reddito pro capite, uno le trova tra la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Quindi è giusto che territori che hanno utilizzato molto una ricchezza fondamentale per il paese, cioè l’energia, se ne facciano carico. Non si può accettare che da una parte si produca la ricchezza e dall’altra le discariche”.

Quindi sarebbe giusto che il deposito di scorie nucleari si faccia tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna?
“Sì, la mia opinione è questa. Chi ha avuto grandi vantaggi dallo sviluppo economico si assuma la responsabilità del deposito delle scorie nucleari”.

Se il governo scegliesse la Tuscia come sede del deposito, oltre alla mobilitazione, quale altra carta si potrebbe giocare per impedirlo? 
“Credo che alla fine, di fronte a una scelta che ipoteca la vita e il futuro di un territorio, l’ultima parola spetti alla popolazione. Se la scelta del deposito ricadesse sulla Tuscia, a quel punto servirebbe un referendum popolare per far esprimere tutti i cittadini. Daremo battaglia fino all’ultimo”.

Daniele Camilli


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