Viterbo – Donna 86enne muore dopo un intervento al femore al Belcolle, maxirisarcimento alla figlia.
Viterbo – L’ospedale di Belcolle
La decisione arriva dalla Corte di Appello di Roma che ha condannato la Asl viterbese a risarcire per oltre 350mila euro la figlia di un’anziana paziente deceduta nel 2012 a seguito di un intervento al femore eseguito, secondo i giudici capitolini, con grave ritardo.
La vicenda risale al 18 ottobre 2012, quando l’86enne riportò una frattura al femore in casa e venne ricoverata all’ospedale di Belcolle. Nonostante le linee guida impongano un’azione tempestiva per i pazienti anziani al fine di ridurre complicanze potenzialmente letali, l’intervento chirurgico venne eseguito solamente il 9 novembre successivo. 23 giorni dopo. Secondo la Asl, l’operazione non poteva essere effettuata “immediatamente per le gravi condizioni in cui era giunta la paziente”. Condizioni che però da cartelle cliniche non risulterebbero. “Dalla lettura della cartella clinica e di quella infermieristica oltre gli accertamenti laboratoristici e radiologici – si legge nella sentenza -, non risultano elementi pertinenti che potessero portare ad un intervento così tardivo. Soltanto in data 24.10.2012 (sette giorni dopo il ricovero ospedaliero) si osserva la comparsa di sudorazione algida profusa e marezzatura degli arti inferiori”. Prima, l’anziana sarebbe stata pronta.
Nei giorni successivi all’operazione poi la situazione clinica sarebbe ulteriormente precipitata. Con “diarrea ed episodi di melena”, si legge nei documenti. Fino ad arrivare al 13 novembre quando, dalle relazioni emerge come la paziente presentasse “episodio di vomito caffeano”, si trovasse “in gravissime condizioni generali, dispnoica, responsiva solo agli stimoli dolorosi”. E la situazione giorno dopo giorno sarebbe peggiorata. Il 19 novembre: “Paziente in condizioni gravissime, marezzata, presenta dispnea. Non risvegliabile”. Pochi minuti più tardi, il decesso.
Da qui l’avvio della battaglia legale da parte della figlia per avere giustizia. Il ricorso, inizialmente respinto dal tribunale di Viterbo, ha poi trovato accoglimento a Roma: anche in accordo con le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, per i giudici capitolini non vi era alcuna controindicazione medica all’intervento tempestivo.
Viterbo – Belcolle – Un corridoio
A emergere dall’analisi della documentazione clinica, una gestione sanitaria non troppo accurata. La paziente sarebbe rimasta per lunghi periodi senza un’adeguata idratazione e monitoraggio, con discrepanze nei dati relativi alla pressione arteriosa e alla diuresi.
La causa del decesso è stata individuata in una sepsi, sviluppatasi a seguito della prolungata ospedalizzazione e della mancata assistenza adeguata.
Per questi motivi, si legge nella sentenza, si “condanna l’asl di Viterbo al pagamento a favore di S.C. della somma di euro 156.440 in proprio e della somma di euro 196.550 nella qualità di erede di V.C., oltre interessi legali dalla pubblicazione della presente sentenza al saldo; c) condanna l’Asl di Viterbo alla refusione a favore di S.C. delle spese di primo grado che liquida in euro 14.230 per compensi, euro 1268,00 per spese, oltre spese di Atp, spese generali, Iva e Cpa; condanna l’Asl di Viterbo alla refusione a favore di S.C. delle spese di secondo grado che liquida in euro 10.060per compensi, euro 1848 per spese oltre spese generali”. Oltre al maxirisarcimento per il danno subito dalla figlia della donna, l’azienda sanitaria dovrà coprire anche le spese legali della ricorrente, per un importo complessivo di oltre 26.000 euro.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

