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Viterbo – (sil.co.) – È ripreso il processo al quarantenne accusato di avere provocato la morte per overdose di un 39enne al quale avrebbe procurato lo stupefacente che lo ha ucciso. Si sarebbe dovuto discutere, ma il pm, a sorpresa, ha chiesto ulteriori approfondimenti.
La tragedia risale a sette anni fa ed è avvenuta in un piccolo centro del comprensorio del lago di Bolsena.
Era l’alba del 26 febbraio 2018 quando la vittima fu trovata priva di vita all’interno della sua abitazione.
Sul posto si precipitarono i sanitari del 118 e i carabinieri, mentre la procura della repubblica, disponendo l’autopsia, aprì un fascicolo contro ignoti, sfociato nell’imputazione di morte in conseguenza di un altro reato a carico del quarantenne, difeso dall’avvocato Fausto Barili.
Il processo è ripreso nei giorni scorsi davanti al giudice Jacopo Rocchi con la richiesta da parte del pubblico ministero di ascoltare ex articolo 507, a istruttoria chiusa, i carabinieri che hanno condotto le indagini e il medico legale Mariarosaria Aromatario della Sapienza di Roma, incaricata dell’autopsia dalla procura. Si è opposto l’avvocato Barili, mentre il giudice Rocchi si è riservato, rinviando a febbraio per la decisione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.

