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Ex ospedale impiastrato, Giulio Marini: “Penso che qualcuno abbia fatto intendere a Giulio Della Rocca di avere il consenso dell’amministrazione comunale…”

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Viterbo - Tornano le transenne accanto al muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario

Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario


Viterbo – “Penso che qualcuno abbia fatto intendere a Giulio Della Rocca di avere il consenso dell’amministrazione comunale per l’intervento che ha realizzato”. Il consigliere comunale di Forza Italia -Fondazione Giulio Marini.

La questione è quella dei lavori di tinteggiatura, con quadri turistico promozionali del territorio al seguito, istallati da Giulio Della Roccaassieme ad altre 5 persone, su un palazzo dell’ex ospedale di proprietà regionale, vincolato dalla soprintendenza, all’uscita degli ascensori che portano direttamente sul colle del Duomo.

“È possibile mai – si domanda poi Marini – che in questa città su un bene pubblico di proprietà della regione e vincolato dalla soprintendenza arrivano dei signori che vanno a tinteggiare e mettere dei pannelli turistici nell’arco di più giorni, per di più in pieno centro storico e in uno dei suoi punti più importanti, persino all’interno di un’area transennata perché c’è un pericolo, e nessuno dell’amministrazione se ne sia mai reso conto? Le sembra normale? Le sembra normale che la polizia locale non sia mai stata informata su quanto stava accadendo impedendo i lavori o quantomeno intervenendo per impedire che le transenne venissero oltrepassate? Se così fosse, allora viviamo veramente in una città allo sbando. Tuttavia sono convinto che qualcuno se ne sia reso conto, che qualcuno sapesse quanto stava accadendo”.

“Un’amministrazione che non interviene – conclude Marini – dà solo l’impressione di non avere il controllo della città”.


Giulio Marini

Giulio Marini


Lei si è mai reso conto di quanto stava avvenendo sul colle del Duomo all’uscita degli ascensori?
“Il 30 dicembre, per motivi personali, sono andato a piazza San Lorenzo usando gli ascensori e mi sono trovato davanti a una delle due porte chiuse e a una serie di transenne, una sì e una no. Poi mi sono reso conto del muro tinteggiato. La cosa che però mi sono subito domandato è stato il motivo della presenza delle transenne, cosa che l’amministrazione comunale avrebbe dovuto comunicare. E oggi prendo atto della serietà dell’assessore Stefano Floris nel comunicare il motivo delle transenne. Motivo che era giusto comunicare prima. Perché se ci sono le transenne, vuol dire che c’è un pericolo e l’esistenza di un pericolo va comunicata ai cittadini. Perché lì dentro non ci può entrare nessuno. Oltretutto ci sono pure le telecamere. Tant’è vero che il 2 gennaio, prima che uscisse l’intervista di Floris, ho fatto un accesso agli atti dei lavori pubblici per capire cosa stava accadendo sul colle del Duomo”.

I consiglieri comunali sapevano delle transenne?
“Io personalmente non ne sapevo niente. Le ho scoperte andando al colle con gli ascensori e sono venuto a conoscenza delle ragioni delle stesse dall’intervista di Floris pubblicata sul vostro giornale. Il pericolo va comunicato ai cittadini e alla regione Lazio che si deve adoperare per rimuovere il pericolo. Adesso, dall’accesso agli atti, vedremo se questa cosa è stata fatta”.

Floris dice che non c’è un’ordinanza ma un verbale dei vigili del fuoco. Detto ciò, il comune ha il dovere di comunicare direttamente sul posto, con un documento visibile a chiunque, il motivo per cui sono state messe le transenne?
“Certo che ha il dovere! L’amministrazione deve pubblicamente comunicare il pericolo. Altrimenti non si capisce perché ci sono le transenne. Perché c’è un pericolo oppure perché Giulio Della Rocca sta pitturando la parete? E fino a che la stampa non ha sollevato la questione il motivo delle transenne non si sapeva e sul posto non mi pare ci fosse stato un documento a spiegarlo”. 

Che ne pensa dell’intervento di Giulio Della Rocca sul palazzo del colle del Duomo?
“Penso che qualcuno abbia fatto intendere a Della Rocca di avere il consenso dell’amministrazione comunale per l’intervento che ha realizzato. Giulio Della Rocca non è uno sprovveduto”.

La sua è solo una supposizione senza fondamento. Lo stesso Giulio Della Rocca non solo non dice questa cosa, ma si assume tutte le responsabilità del suo gesto. 
“Non ci prendiamo in giro. Qualcuno potrebbe aver messo Della Rocca nelle condizioni di sentirsi autorizzato dall’amministrazione. Ripeto, Giulio Della Rocca non è uno sprovveduto. Non è uno che va in giro la notte con una bomboletta di vernice in mano. Non solo, ma per dipingere una parete del genere mettendo pure dei pannelli turistici ci sarà voluto qualche giorno. Mica l’avrà fatto in un sol colpo e in una sola notte!”.

Della Rocca dice di aver fatto i lavori di giorno e, in più riprese, nell’arco di diverse settimane.
“Quindi le pare che in tutto questo tempo la polizia locale non abbia mai avuto l’opportunità di controllare le dovute autorizzazioni, che non ci sono per fare quel lavoro?”. 

Della Rocca sostiene che nessuno dell’amministrazione è mai passato di lì quando stava facendo i lavori.
“È possibile mai che in questa città su un bene pubblico di proprietà della regione e vincolato dalla soprintendenza arrivano dei signori che vanno a tinteggiare e mettere dei pannelli turistici nell’arco di più giorni, per di più in pieno centro storico e in uno dei suoi punti più importanti, persino all’interno di un’area transennata perché c’è un pericolo, e nessuno dell’amministrazione se ne sia mai reso conto? Le sembra normale? Le sembra normale che la polizia locale non sia mai stata informata su quanto stava accadendo impedendo i lavori o quantomeno intervenendo per impedire che le transenne venissero oltrepassate? Se così fosse, allora viviamo veramente in una città allo sbando. Tuttavia sono convinto che qualcuno se ne sia reso conto, che qualcuno sapesse quanto stava accadendo”.


Viterbo - Il muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e il cartello pubblicitario senza i loghi, cancellati da Giulio Della Rocca

Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e il cartello pubblicitario senza i loghi, cancellati da Giulio Della Rocca


Secondo lei, con quale obiettivo questo qualcuno avrebbe messo Della Rocca nelle condizioni in cui lei dice?
“L’obiettivo di Giulio Della Rocca è quello di sollevare la questione del degrado all’uscita degli ascensori e la necessità di valorizzare il patrimonio della Tuscia. L’obiettivo di chi potrebbe aver messo Della Rocca nelle condizioni di sentirsi autorizzato dall’amministrazione potrebbe essere semplicemente quello di non dire di no a nessuno”.

Della Rocca dichiara di aver comunicato le sue intenzioni all’assessore Emanuele Aronne, che ha confermato la cosa, sentendosi dire dallo stesso di non farlo. Se fosse stato al posto di Aronne lei, che è consigliere comunale ed è stato sindaco e parlamentare, cosa avrebbe fatto?
“Non mi sarei limitato a dirgli di non farla, ma non gliel’avrei fatta fare. Innanzitutto glielo avrei fatto impedire dalla Polizia locale nel momento stesso in cui avesse valicato la zona transennata. Dopodiché, visto che il palazzo è vincolato e c’è un pericolo evidenziato dalle transenne, appresa l’intenzione di voler fare una cosa del genere avrei avvisato la Polizia locale che avrebbe agito per quello che è il suo ruolo. Un’amministrazione che non interviene dà solo l’impressione di non avere il controllo della città. Le persone in città discutono poi se sia stato giusto o meno quello che ha fatto Della Rocca. Ma il punto non è questo. Il punto è se è giusto o meno che Della Rocca abbia fatto il suo intervento in una situazione di pericolo. E questo decisamente non è giusto. Gli si doveva impedire, come a qualsiasi altro cittadino. E ad impedirglielo doveva essere l’amministrazione comunale”.

A suo avviso, questa è una vicenda solamente amministrativa o anche politica?
“È una vicenda prevalentemente amministrativa con conseguenze politiche, legate proprio alla gestione di una città dove ognuno rischia di fare quello che vuole”. 

Porterà la questione in consiglio comunale?
“Aspetto innanzitutto di visionare gli atti. Fatto sta che si tratta di un fatto che non deve più ripetersi. Non posso girare la testa dall’altra parte. Come consigliere ho una funzione. E il consiglio comunale è il luogo deputato al dibattito. Quindi probabilmente porterò la questione in aula”.


Viterbo - Il muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario

Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario


Aronne considera l’intervento di Della Rocca una “protesta civile”. Lei è dello stesso avviso?
“Della Rocca è un patito del territorio e ha pensato di fare un’opera positiva. Tutto qui. Non è una protesta civile. Detto ciò, le cose che si possono fare si fanno e le cose che non si possono fare non si fanno. E la cosa che ha fatto Della Rocca non si poteva fare e non andava fatta. La questione vera però è che l’amministrazione non ha controllato una zona transennata dove c’è un pericolo. E se cadeva un pezzo di cornicione sulla testa di un cittadino-pittore? Di chi era la responsabilità?”

Di chi sarebbe stata la responsabilità?
“La responsabilità era della sindaca Chiara Frontini. Per la mancata comunicazione del pericolo e per la vigilanza dell’area. Meno male che non è successo niente”.

Secondo lei tutta questa vicenda rappresenta un danno d’immagine per la città e soprattutto per una città che si vuole candidare a capitale europea della cultura?
“Quanto accaduto non aggiunge nulla di più ai tanti riscontri negativi sulla città che stiamo avendo ovunque. Persino l’ex giocatore di calcio Cassano, in un’intervista dove interviene su Ibrahimovic, facendo riferimento a una persona, dichiara testuali parole: ‘che pensava di essere a Viterbo o a Nocera Inferiore, che sono degli incompetenti?’. Faceva riferimento al calcio, ma è un fatto che l”incapacità’ che regna a Viterbo sta diventando una visione nazionale. È una situazione disastrosa, voluta e non accidentale”.

Daniele Camilli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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