Chiara Frontini e Fabio Cavini
Viterbo – “La sentenza della gup è ben documentata e reggerà anche in appello”. Giovanni Labate, l’avvocato difensore di Fabio Cavini. “Sono comunque prudente – aggiunge Labate -, ma ottimista”.
Il 4 gennaio il pm Massimiliano Siddi ha fatto appello alla sentenza di non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste, della gup Fiorella Scarpato, depositando il ricorso alla corte di appello di Roma.
Un appello a una sentenza che riguarda la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini per i quali la procura di Viterbo aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di minaccia a corpo politico. Richiesta respinta da Scarpato.
Giovanni Labate
“Non è mio costume commentare le iniziative del pm – spiega Labate -. Come difensore confido che la sentenza della gup venga confermata dinanzi alla corte d’appello perché è ben motivata e argomentata. Una sentenza che non ha lasciato nulla al caso, senza vuoti argomentativi”.
Viterbo – Udienza preliminare Frontini-Cavini – Da sinistra Letizia Chiatti, l’avvocato Stefano Falcioni, Marco Bruzziches, l’avvocato Enrico Valentini
“L’impianto motivazionale – prosegue poi Labate – è ben documentato e reggerà anche in appello. Prendo poi atto che il pm ha un pensiero diametralmente opposto a quello del giudice e dei difensori. Ma questo rientra anche nel ruolo del pubblico ministero. Rispetto il suo pensiero, ma non lo condivido”.
“Quello della corte d’appello – conclude infine Giovanni Labate – è comunque un giudizio che potrebbe rideterminare in qualche modo una situazione spiacevole che non prendo sottogamba. Parto tuttavia dal presupposto che già un gip in sede di rito immediato e una gup in sede di udienza preliminare mi hanno dato ragione. Sono quindi prudente, ma ottimista”.
Daniele Camilli
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


