- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Giulio Della Rocca: “Ho fatto i lavori senza autorizzazioni, tutti eravamo consapevoli di quanto stavamo facendo… tornassi indietro lo rifarei”

Condividi la notizia:

Viterbo -“Ho fatto i lavori senza autorizzazioni, tutti eravamo consapevoli di quello che stavamo facendo, mi assumo tutte le responsabilità e tornassi indietro lo rifarei di nuovo”. Giulio Della Rocca è il responsabile della tinteggiatura in rosa del palazzo del colle del Duomo. Assieme a lui altre 5 persone. Il tutto accompagnato con cartelli di promozione turistica “scelti a caso”, come Della Rocca dichiara.

Il palazzo fa parte del patrimonio della regione Lazio ed è un bene vincolato dalla soprintendenza. “Nel 2016 – dice Della Rocca – quando aprono gli ascensori c’era il sindaco Leonardo Michelini, poi sono arrivati la giunta di Giovanni Arena, la commissaria e infine la sindaca Chiara Frontini. Nessuno ha fatto niente”.

“Quella facciata grida vendetta”, sottolinea Della Rocca. “Meglio esporsi a eventuali rischi – conclude infine Giulio Della Rocca – che lasciare quello schifo impresentabile”.


Viterbo - Giulio Della Rocca

Viterbo – Giulio Della Rocca


È stato lei a ritinteggiare il palazzo del colle del Duomo dell’ex ospedale e a mettere i pannelli turistici?
“Sì, sono stato io. Dopo sette anni di tentativi infruttuosi ho dovuto prendere la decisione e fare da solo”.

Lo ha fatto da solo o insieme ad altre persone?
“L’ho fatto da solo”.

Anche i quadri che rappresentano alcune località della Tuscia?
“Quelli sono stati fatti da alcuni artisti”.

Artisti che sono venuti a farli sul posto?
“No, sono stati portati direttamente lì sul posto”.

Quanto tempo ci avete impiegato a realizzare i lavori?
“Ci abbiamo messo circa tre mesi tra un intervento e l’altro”.

Per lavori si intende quelli fatti sul posto, vale a dire la tinteggiatura della parete e l’installazione delle opere.
“I quadri sono stati messi tre settimane fa, abbiamo poi stuccato due settimane fa e poi abbiamo fatto asciugare. Sto usando un plurale maiestatis. Pochi giorni fa abbiamo terminato”.

Però non ci crede nessuno che lei abbia fatto i lavori completamente da solo. Non era da solo…
“Mi assumo tuttavia tutte le responsabilità”. 

Si assume tutte le responsabilità, ma non era da solo.
“Ho trovato cinque angeli che mi hanno aiutato”.

Quindi, fisicamente, quanti giorni siete stati a lavorare al palazzo del colle del Duomo?
“In tre momenti diversi, ci siamo stati tre giorni”.


Viterbo - Tornano le transenne accanto al muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario

Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario


Mentre lavoravate la gente vi ha visto? Vi ha visto anche qualcuno dell’amministrazione comunale?
“Sì ci ha visto tanta gente, i lavori sono stati fatti di giorno. Sono passate tante persone, ma nessuno dell’amministrazione comunale e nessuno delle forze dell’ordine”. 

Ma se l’intervento è stato fatto in più fasi, qualcuno dell’amministrazione sarà passato da quelle parti rendendosi in qualche modo conto che stava succedendo qualcosa.
“Ad esempio, oggi ho parlato con un’amica e nominando la parola ‘ascensore’ mi sono sentito rispondere: ‘quale ascensore?’. Quello di valle Faul, ho ribattuto. E lei ha rilanciato: ‘No, sai, è perché non ci passo da tanto tempo’. Quindi è possibile che non ci si passi. Quello è un posto prettamente turistico, e ci si passa se uno parcheggia a Faul”.

I permessi per i lavori che ha fatto ci sono?
“No, le autorizzazioni non ci sono”.

Dunque non ci sono richieste da parte sua né di conseguenza i permessi di comune e regione, né il parere della soprintendenza?
“No, non ci sono né richieste né tantomeno permessi. Ho comunque interagito con la Asl nel 2017, 2019 e 2021 per sentirmi rispondere che avevo ragione e che mi avrebbero fatto sapere loro. Recentemente, di fronte alla mia ennesima richiesta, la Asl mi ha detto che il palazzo non era più il loro. Ho provato a raggiungere anche un ufficio possibilmente competente in regione e chiesto a presidenti di commissioni regionali di capire chi ce lo avesse in gestione o a chi si potesse chiedere, ma non sono riuscito a cavarne un ragno dal buco. Nessuno sapeva a chi poter chiedere”. 

Ha parlato della sua idea di tinteggiare il palazzo con qualcuno dell’amministrazione comunale prima di dar seguito ai lavori?
“Non mi ricordo. Di questa situazione ne ho parlato con mille persone e lo avrei fatto anche con voi”. 

Non ne ha parlato proprio con nessuno? A noi risulta che ne ha parlato almeno con un assessore. Quello che dice è falso.
“Sì, adesso che ricordo, ne ho parlato con un assessore e mi ha detto di non farlo”.

Come si chiama l’assessore?
“Emanuele Aronne”.


Viterbo - Il muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario - I loghi dei privati poi tolti da Giulio Della Rocca

Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario – I loghi dei privati poi tolti da Giulio Della Rocca


Le transenne a ridosso del palazzo che avete tinteggiato chi le ha tolte?
“Quando abbiamo iniziato i lavori il numero delle transenne era quello. Un numero ridotto rispetto alla fila che c’era prima”. 

Non si è posto il problema che, essendoci delle transenne, c’è un pericolo e una persona non le deve oltrepassare?
“Il problema me lo sono posto, ma la ferita di vedere il palazzo in quel modo bruciava talmente tanto che ho deciso di fare quella cosa anche a rischio della mia personale incolumità”.

A rischio non solo della sua personale incolumità, ma anche di tutte le altre persone che hanno partecipato.
“Tutti erano consapevoli di quello che stavano facendo”.

Non si è posto il problema sulla sicurezza sul lavoro? Un’azienda che fa i lavori deve rispettare tutta una serie di regole.
“Ripeto, tutte le persone che mi hanno aiutato erano consapevoli di quello che stavano facendo, a tutti ho mostrato la realtà delle cose e quello che poteva succedere. E a tutti è sembrato, me compreso, che la ferita era troppo grossa per lasciarla lì come era. Meglio esporsi a eventuali rischi che lasciare quello schifo impresentabile”.

Chi l’ha aiutata?
“Questo non lo dico”

Perché secondo lei sono state messe le transenne?
“Perché in fondo alla salita c’è una grondaia messa male. In un punto dove non abbiamo fatto alcun intervento”.


Viterbo - Il muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario

Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario


Come sono stati scelti i pannelli di promozione turistica?
“Ho buoni rapporti con molti artisti e ad alcuni di loro abbiamo proposto di raffigurare un angolo di Tuscia. Alcuni ci hanno detto sì, altri no, altri ancora non avevano tempo”.

Una scelta casuale…
“Sì, la scelta è stata casuale”. 

Perché, però, una città dovrebbe sottostare ai suoi gusti e al suo modo di operare? L’intervento andava certamente fatto, ma dalle istituzioni, da chi di dovere. E andava fatto con dei professionisti. Perché mettere quei paesi che lei ha deciso di mettere e non altri?
“La vostra posizione è assolutamente logica e razionalmente difendibile, ma sono in completo disaccordo, perché ogni angolo della Tuscia merita la nostra attenzione. Noi dobbiamo soltanto presentarci. I paesi della Tuscia sono tutti meravigliosi e hanno pari dignità. Il fatto che le località siano stati selezionate dagli artisti non è importante. Sarebbe invece bene presentare i territori di tutti e 60 i comuni, senza scegliere. Se me ne fosse data l’opportunità, anche sull’altro muro, quello di fronte, metterei altri paesi”.

Il marketing di un territorio funziona in un altro modo.
“Sì, non funziona così. Avete ragione. Ma io non sono una persona di marketing, io sono un sanguigno. Io quel palazzo ridotto in quel modo, appena fuori gli ascensori del colle del Duomo, non lo sopportavo. Dal 2016, da quando cioè gli ascensori sono stati aperti, una strategia di marketing doveva essere fatta. La situazione in cui versa quella facciata grida vendetta”.

C’è una responsabilità della giunta comunale e della regione che dovevano intervenire. Con il comune che doveva protestare. Ma è d’accordo che non può essere un singolo cittadino che decide come è fatta la città?
“Nel 2016 quando aprono gli ascensori c’era il sindaco Leonardo Michelini, poi sono arrivati la giunta di Giovanni Arena, la commissaria e infine la sindaca Chiara Frontini. Nessuno ha fatto niente. E molto spesso viene tirata fuori la burocrazia e la complessità. Otto anni, tanti ne sono passati dall’apertura, sono un tempo sufficiente per fare la cosa giusta”. 

Si è reso conto che forse è uscito fuori dalle regole e forse da qualche legge?
“No, non sono d’accordo. Fuori dalle regole sì, perché il palazzo non è mio e c’ho fatto dei lavori. Il mio intervento è migliorativo”.

Per i suoi gusti…
“Non mi avete fatto la domanda sulla scelta del colore”.

Quello era sbagliato prima ed è sbagliato dopo.
“Io ho restituito il colore originale, facendo un’analisi con il tintometro”.

Ma le regole sull’ornato non prevedono i colori che hanno messo a caso su un ospedale negli anni ’50/’60, crediamo, quando non c’era alcuna idea di ornato. Lei lo ha visto il regolamento sull’ornato?
“Il regolamento sull’ornato lo conosco. Quando ho fatto i lavori ho fatto anche una valutazione che è la seguente: sto facendo una cosa che dovrebbe essere fatta da qualcun altro. Per adesso cerchiamo di tappare quello che c’è”.


Viterbo - Il pannello promozionale tra i due ascensori

Viterbo – Il pannello promozionale tra i due ascensori


Se le chiedessero di ripristinare i luoghi come erano prima?
“Vorrei prima guardare negli occhi la persona che mi chiede di rifare i buchi e di riportare il tutto com’era prima. Poi, sì, lo farei. Anzi, sono pure pronto ad accettare una multa dalle autorità preposte. Perché, per quello che c’era prima, vale la pena pagare lo scotto”.

La scelta di fare un cartellone grande con i loghi di una sua iniziativa, Tuscia in fiore, e di una ditta, Primapaint, come la commenta? Perché mettere loghi di privati su una cosa che voleva essere migliorativa? È una scelta migliorativa anche quella?
“Una domanda razionalmente giusta. Dopo gli articoli usciti sulla stampa, ho valutato quanto lei, Galeotti, ha affermato e ho tolto i loghi. Aveva ragione a sollevare la questione”.

Non è tuttavia plausibile fare degli interventi senza autorizzazioni oppure il parere della soprintendenza. Anche il comune la deve sentire se vuol fare una cosa del genere. Altrimenti chiunque può intervenire anche su un bene di importanza storica. Il colosseo per fare un esempio che no si attaglia al caso.
“In americano si dice: banane con le banane, mele con le mele. Non è la stessa cosa fare un intervento su quel palazzo o su piazza San Lorenzo. Quella facciata è uno schifo che non ha alcun valore artistico”.

È ancora uno schifo.
“Sono d’accordo e la mia speranza è che questo intervento, che è stato fatto, porti qualcuno più bravo di me a dirci quale è il colore giusto da usare e mettere più pannelli promozionali della Tuscia. C’è anche chi mi ha detto che quel luogo andrebbe trasformato in una galleria a cielo aperto, mettendo tutti e 60 i paesi della Tuscia”.


Viterbo - Il muro all'uscita dall'ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario

Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario


Successivamente alla realizzazione dell’intervento, qualcuno dell’amministrazione comunale o regionale l’ha chiamata per chiederle spiegazioni di quello che aveva fatto? 
“Non mi ha chiamato nessuno e non ho avuto alcun contatto”.

Neanche la sindaca Chiara Frontini, dato che stiamo parlando di un pezzo di Viterbo?
“No, neanche la sindaca Frontini. Ieri sera ho intervistato l’assessore Aronne e Stefano Scatena e prima di andare in diretta abbiamo parlato dell’intervento sul palazzo e mi ha detto che ero matto, chiedendomi se lo rifarei”.

E lei cosa ha risposto?
“Certo che lo rifarei. Quella situazione doveva essere cambiata”.

Carlo Galeotti e Daniele Camilli


Articoli: Palazzo del colle del Duomo impiastrato, Emanuele Aronne: “È stata una protesta civile nei confronti della regione…” – Palazzo del colle del Duomo impiastrato, Margherita Eichberg: “La soprintendenza non ha rilasciato alcun parere” – Chi ha dato il permesso di impiastrare il palazzo al colle del Duomo? La sindaca Frontini e la soprintendente Eichberg chiariscano quanto accaduto di Carlo Galeotti – “Chi ha pitturato di rosa il palazzo accanto agli ascensori del colle del Duomo e con quali autorizzazioni?”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: