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Letizia Chiatti: “Mi aspettavo l’appello della procura perché la sentenza della gup era un po’ pittoresca” – Marco Bruzziches: “Ho fiducia nella magistratura e nella giustizia”

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Chiara Frontini con Fabio Cavini

Chiara Frontini e Fabio Cavini


Viterbo -“Mi aspettavo l’appello della procura perché la sentenza della gup era un po’ pittoresca”. Non aggiunge altro l’ex presidente del consiglio e consigliera comunale Letizia Chiatti, parte civile nel procedimento della cosiddetta cena dei veleni.

Il 4 gennaio il pm Massimiliano Siddi ha fatto appello alla sentenza di non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste, della gup Fiorella Scarpato, depositando il ricorso alla corte di appello di Roma.


Letizia Chiatti

Letizia Chiatti


Un appello a una sentenza che riguarda la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini per i quali la procura di Viterbo aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di minaccia a corpo politico. Richiesta respinta da Scarpato.

Frontini e Cavini sono difesi dagli avvocati Roberto e Francesco Massatani e Giovanni Labate. Parte civile, assieme e a Chiatti, rappresentata dall’avvocato Enrico Valentini, anche il consigliere Marco Bruzziches e la moglie Anna Maria Formini, rappresentati  a loro volta dall’avvocato Stefano Falcioni.


 

Marco Bruzziches

Marco Bruzziches


“L’appello del pm è un passo importante – aggiunge infine Marco Bruzziches -. Spetterà ora alla corte d’appello decidere se accettare o meno quanto deciso dalla gup. Ho fiducia nella magistratura e nella giustizia”.

Daniele Camilli


Articoli: Cena dei veleni, Massimiliano Siddi: “La ricostruzione della gup è confusa, disorganica e fumosa… frutto di gravi travisamenti logico-fattuali, e persino grafici” – Roberto Massatani: “La sentenza di non luogo a procedere non teme appello” – Enrico Valentini: “Un ricorso duro e tagliente” – Stefano Falcioni: “Un secondo esame della vicenda è giusto” – Cena dei veleni, la procura fa appello contro il non luogo a procedere nei confronti di Frontini e Cavini


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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