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“Mio fratello Andrea Di Nino non si è impiccato in cella d’isolamento, fu vittima di un pestaggio”

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Il carcere di Mammagialla - Nel riquadro Andrea Di Nino

Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro Andrea Di Nino


Viterbo – (sil.co.) – Suicidio in cella di Andrea Di Nino, il detenuto 36enne romano trovato morto alla casa circondariale “Nicandro Izzo” di Viterbo la sera del 21 maggio 2018: proseguono le indagini difensive da parte degli otto fratelli che non hanno mai creduto che il congiunto, padre di cinque figli, si sia tolto la vita. È stata intanto rinviata a maggio, a causa dell’assenza per motivi di salute di uno degli imputati, l’udienza del 22 gennaio davanti al giudice Jacopo Rocchi del processo per omicidio colposo a carico dell’agente penitenziario e dei due sanitari rinviati a giudizio il 6 ottobre 2022 dal gup Savina Poli. Sono difesi dagli avvocati Massimo Pistilli, Lorenzo Lepri e Andrea Danti. 


Estratto dichiarazioni supertestimone su morte di Andrea Di Nino

Estratto dichiarazioni supertestimone su morte di Andrea Di Nino, davanti al legale Nicola Trisciuoglio che assiste Tonino Lazzarini e altri degli otto fratelli


Tra i fratelli della vittima c’è anche Valentino Lazzarini, assistito dall’avvocata Guendalina Chiesi del foro di Roma, unitamente al dottor Claudio Cipollini Macrí, i quali si sono attivati per lo svolgimento in iter di indagini difensive: “Che porteranno certamente a una svolta, nel merito di quanto accaduto”. Cipollini Macrì, 49 anni, è l’ex detenuto romano noto come “zio Rocco”, che si è laureato in giurisprudenza a Rebibbia nel 2013, mentre era in alta sorveglianza.

“La produzione di fonti investigative svolte ed in fase di svolgimento ha prodotto testimonianze che la difesa sta raccogliendo e verbalizzando a sit, pronti a rendere merito alla legalità per quanto accaduto, ribadendo che nel periodo dei fatti lo stesso penitenziario viterbese di Mammagialla – dicono –  era solito alla commissione di atti violenti da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria”.


Claudio Cipollini Macrì e Guendalina Chiesi

Caso Andrea Di Nino – Claudio Cipollini Macrì e Guendalina Chiesi


“Senza generalizzare, è il caso di fare chiarezza e ripristinare la legalità là dove è venuta meno – proseguono, ricordando che – è stata già depositata una denuncia per il reato di omicidio volontario o preterintenzionale a fine ottobre 2024, cui ono allegate le dichiarazioni rese da due testimoni, di cui uno asserisce che il Di Nino veniva continuamente sottoposto a pestaggi da parte della squadretta di Viterbo e l’altro che quel fatidico 21 maggio del 2018 – giorno del decesso di Andrea – si trovava nel reparto di isolamento ed ha assistito ad un ennesimo pestaggio che avrebbe, secondo la tesi dei difensori delle persone offese, condotto alla morte della vittima, su cui sono state aperte le relative indagini da parte della procura della repubblica presso il tribunale di Viterbo”.

“Una attenta analisi da parte del dottor Cipollini Macrí sui rilevamenti autoptici verrà a breve redatta e depositata dall’avvocato Guendalina Chiesi dando seguito a quanto richiesto dal fratello della vittima – concludono, sottolineando – Valentino Lazzarini, unitamente agli altri fratelli di Andrea Di Nino, invoca giustizia – là dove vi fosse responsabilità da parte della stessa legge che avrebbe dovuto tutelare una persona reclusa – presupponendo che sussistano i presupposti per la valutazione di reato configurabile in omicidio volontario”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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