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Viterbo – (sil.co.) – Morte di Hassan Sharaf, via libera del perito nominato dal tribunale, il dottor Gianfranco Perugi, al prosieguo dell’udienza preliminare a carico di uno dei sanitari imputati di omicidio colposo.
Si tratta dell’allora responsabile di medicina protetta Roberto Monarca, la cui posizione era stata stralciata al momento del rinvio a giudizio degli altri due indagati su un totale di sei che hanno scelto il rito ordinario. Al termine dell’udienza di ieri, il gup ha rinviato al prossimo 8 aprile per la discussione.
Lo scorso 20 novembre, nel frattempo, davanti al giudice Daniela Rispoli che per ottimizzare i tempi ha calendarizzato dieci udienze, sono state ammesse le prove del processo per omicidio colposo in concorso a carico dei due coimputati, ovvero l’agente responsabile della sezione d’isolamento del carcere di Mammagialla Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Ninashivili.
Il processo entrerà nel vivo il prossimo 26 febbraio, quando saranno ascoltati i primi 12 testimoni della lista del sostituto procuratore generale della repubblica Tonino Di Bona.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Fausto Barili. Anche in questo procedimento sono presenti in qualità di responsabili civili il ministero dell’interno e la Asl di Viterbo. Parti civili con gli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano i familiari di Hassan ovvero la mamma, la sorella e il cugino con cui era giunto in Italia a bordo di un barcone. A loro si aggiunge l’associazione Antigone, assistita dall’avvocato Simona Filippi.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
