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Padre “devoto” solo per incontrare i suoi figli in oratorio, ma il parroco lo difende

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Viterbo – (sil.co.) – Avrebbe fatto il devoto parrocchiano solo per incontrare i figli dopo un processo e un periodo in carcere per maltrattamenti in famiglia. Il parroco lo difende: “È sempre un padre”.


Il giudice Giacomo Autizi

Il giudice Giacomo Autizi


A processo un padre già condannato per maltrattamenti in famiglia, che si sarebbe intrufolato nella vita della parrocchia per incontrare i figli minori che ne frequentavano l’oratorio. 

Un padre difeso ieri a spada tratta dallo stesso sacerdote per cui avrebbe fatto da factotum. Dalla fine del 2022 l’imputato è sottoposta alla misura cautelare dell’allontanamento.Misura che gli è valsa il giudizio immediato ma ormai prossima alla scadenza, per cui il giudice Giacomo Autizi, dopo avere ascoltato l’eccezionale testimone, ha fissato anche le prossime due udienze per arrivare a sentenza entro il mese di febbraio. 

“Me lo hanno presentato nel 2012, quando ero solo con alcuni frati nella gestione della chiesa e di un convento sui Cimini. Si è subito rivelato di grande aiuto per me, anche se poi l’ho perso di vista. Mi disse che la moglie se ne era andata di casa con i figli”, ha spiegato il don.

“Era ed è tuttora una persona estremamente positiva. Anche ora crede e spera nella giustizia. È sempre un papà”, ha detto il parroco, bloccato dall’avvocato di parte civile della ex e dei figli, che ha chiesto al prete di limitarsi ai fatti ed evitare digressioni spirituali.

Successivamente, dopo averlo perso di vista nel 2017, il sacerdote avrebbe scoperto che il devoto parrocchiano era stato in carcere. A Ferragosto del 2022, prendendo servizio presso una parrocchia del comprensorio, si sarebbero ritrovati.

“Mi ha aiutato nel trasloco e ha iniziato a frequentare in maniera assidua la chiesa, rendendosi utile in tanti modi, dalla confraternita al gruppo Caritas, dai campo sportivi all’oratorio. Un factotum al cento per cento, benvoluto e stimato da tutti i parrocchiani. Non è stato lui a chiedermi di aiutare all’oratorio, gliel’ho chiesto io, perché è una persona valida”, ha proseguito il prelato. 

“L’ho visto anche assieme al figlio, una volta hanno giocato a calcio insieme e un’altra mi ha detto di avergli donato una somma di denaro. La figlia, invece, me la ricordo al Grest, ma l’estate successiva, nel 2023. A ottobre 2022, però, mi disse che per il bene dei suoi figli, non sarebbe più venuto in parrocchia, perché la madre non voleva che lo vedessero”, ha spiegato.

“L’ultima volta che è venuto, è stato l’8 dicembre 2022, quando mi ha mostrato un foglio, dicendo che erano misure restrittive, per cui doveva tenersi a distanza. Ma già da ottobre mi aveva detto che non sarebbe più venuto, per il bene dei figli”, ha concluso il sacerdote.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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