Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario
Viterbo – “È stata una protesta civile nei confronti di una regione che non ha mai sistemato quel palazzo che si trova proprio a ridosso di uno dei principali ingressi al centro storico, lasciandolo nell’incuria più completa”. Emanuele Aronne, assessore comunale alla Qualità degli spazi urbani.
Una questione, quella appunto del palazzo dell’ex ospedale della regione, vincolato dalla soprintendenza e ritinteggiato da Giulio Della Rocca senza autorizzazioni, “che l’ex assessore Silvio Franco – precisa Aronne – ha sollevato più volte”. “Una questione – spiega poi Aronne – amministrativa, non politica”.
“Se l’obiettivo di quell’intervento era far accendere i riflettori su una criticità della città – prosegue Aronne -, non si può dire certo che non ci sia riuscito”.
Si tratta comunque di un intervento che “qualora fosse ritenuto illegale – sottolinea l’assessore -, andrebbe perseguito. E sono convinto che gli uffici faranno quanto dovuto nell’analizzare quanto accaduto. Ci sarà quindi un’istruttoria e se Della Rocca ha trasgredito le regole si assumerà le sue responsabilità”.
“Ricordo – conclude infine Aronne – che una volta, durante una chiacchierata al bar, Giulio Della Rocca mi accennò questa sua idea. Ed io, pur comprendendo le motivazioni, l’ho sconsigliato di farlo”.
Viterbo – Emanuele Aronne
Il comune ha autorizzato, per quelle che sono le sue competenze, l’intervento sul palazzo dell’ex ospedale?
“No, che io sappia non lo ha autorizzato. Va tenuto tuttavia presente che un assessore non guarda le autorizzazioni che concedono gli uffici in merito a questi interventi. Non si tratta di provvedimenti che passano in giunta. La tinteggiatura di un palazzo o di un qualsiasi altro edificio è una questione amministrativa”.
Anche l’installazione di pannelli turistici in uno spazio pubblico?
“Sì, anche in tal caso va chiesta l’autorizzazione agli uffici. E che io sappia l’autorizzazione non è stata chiesta. Ma anche queste cose non passano in giunta. L’intervento che è stato fatto sul palazzo del colle del Duomo è una questione amministrativa, non politica”.
Che significa “non politica”?
“Significa che non c’è nessuna scelta politica da fare. Nessun intervento politico da mettere in piedi nei confronti del suo autore. Si tratta invece di una questione amministrativa, vale a dire di un problema che devono affrontare e risolvere gli uffici. Come si fa con tutte le persone che assumo questi comportamenti”.
Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario – I loghi dei privati poi tolti da Giulio Della Rocca
Come mai, invece, a ridosso del palazzo c’erano meno transenne rispetto a quelle che c’erano qualche settimana fa? Perché sono state tolte e adesso sono state rimesse? Non solo, ma per fare i lavori di tinteggiatura la zona delimitata, probabilmente per una questione di sicurezza, è stata oltrepassata.
“Questa cosa va chiesta a Stefano Floris, l’assessore ai Lavori pubblici”.
Come valuta l’intervento che è stato fatto?
“Penso sia una protesta civile su una questione che, fra l’altro, l’ex assessore Silvio Franco ha sollevato più volte. Una protesta civile nei confronti di una regione che non ha mai sistemato quel palazzo che si trova proprio a ridosso di uno dei principali ingressi al centro storico, lasciandolo nell’incuria più completa. E se l’obiettivo di quell’intervento era far accendere i riflettori su una criticità della città, non si può dire certo che non ci sia riuscito”.
In che termini?
“Franco ha chiesto più volte alla regione Lazio di poter intervenire su quella facciata, senza ricevere mai una risposta. E Franco aveva anche trovato degli sponsor”.
Quel palazzo fa comunque parte del progetto regionale borgo della cultura. Sono stati fatti anche dei sopralluoghi per dare avvio ai lavori.
“Un conto è il borgo della cultura, che fra l’altro viene messo in campo senza alcun confronto con il comune che ha in mano la pianificazione urbanistica, un conto autorizzare il comune a rendere più decorosa quella facciata”.
Lei ha definito il gesto di Giulio Della Rocca come un atto di “protesta civile”. Una protesta che però rischia di non rispettare la legalità. E non necessariamente, anzi, una protesta civile è esente dal rispetto delle regole…
“Si tratta infatti di un intervento che qualora fosse ritenuto illegale, andrebbe perseguito. E sono convinto che gli uffici faranno quanto dovuto nell’analizzare quanto accaduto. Ci sarà quindi un’istruttoria e se Della Rocca ha trasgredito le regole si assumerà le sue responsabilità. Tuttavia, ripeto, si tratta di una questione amministrativa e non politica”.
Viterbo – Il muro all’uscita dall’ascensore che porta al duomo pitturato in rosa con tanto di murali e un cartello pubblicitario – Valentano
Ci sono stati contatti tra Giulio Della Rocca e il comune in merito a quanto è stato fatto sul palazzo del colle del Duomo prima che l’intervento fosse realizzato?
“No, in merito all’intervento che è stato fatto, tra comune, in quanto istituzione, e Giulio Della Rocca non ci sono stati contatti. Ricordo però che una volta, durante una chiacchierata al bar, mi accennò questa sua idea”.
E lei cosa gli ha risposto?
“Io, pur comprendendo le motivazioni, l’ho sconsigliato di farlo. E poi non ne ho saputo più niente, scoprendo che l’intervento era stato fatto soltanto dai giornali”.
Daniele Camilli
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



