Viterbo – “Questa Viterbese non è di Paolo Salaris, ma di chi la ama. Solo stando uniti andremo lontano”. È un Paolo Salaris versione capo popolo quello che sprona il pubblico di Viterbo a tornare a sostenere la sua squadra di calcio. “Finora abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che avevamo programmato. Ai tifosi non prometto miracoli, ma un progetto serio. Però ci serve riavere le tribune del Rocchi piene”.
Fc Viterbo – Paolo Salaris
Poco più di tre mesi fa ha preso il controllo della Fc Viterbo, che si trasformerà presto in Viterbese. Qual è stato il primo impatto con questa realtà?
“Sicuramente positivo. Le mie parole d’ordine sono serietà e programmazione e intendo rispettarle”.
Lei è arrivato un po’ come la luce in fondo al tunnel, dopo uno dei periodi peggiori della storia del calcio viterbese. Che contesto ha trovato?
“Come ho già detto in precedenti occasioni, sono felice di aver riportato il calcio a Viterbo. Tutto quello che è successo prima, inevitabilmente, ci ha condizionato, perché la città, la tifoseria, ma anche i personaggi che gravitano intorno al club per motivi professionali, come per esempio i fornitori, erano rimasti scottati dalle precedenti gestioni. Noi dobbiamo ricostruire e non abbiamo margini d’errore, non possiamo permetterci mancanze”.
Intanto avete riacquisito il nome Viterbese, anche se sui documenti ufficiali continuate a figurare come Fc Viterbo. Quando avverrà il cambio definitivo?
“Stiamo aspettando i tempi tecnici della burocrazia, una volta che avremo tutte le carte a posto chiederemo alla Federcalcio il permesso di cambiare denominazione già a stagione in corso. Nel caso in cui non ce lo consentiranno, dovremo aspettare l’anno prossimo, ma l’importante è aver riportato a casa il nome Viterbese”.
Una mossa che porta benefici a livello di marketing?
“Più che altro, a livello di storia. Il tifoso di Viterbo si associa al nome e allo stemma della Viterbese, punto. Se non ci fosse stato questo legame così forte tra la città e la squadra, non mi sarei sbattuto tanto per recuperare la denominazione originaria. Ho scelto questa società, nonostante tutte le difficoltà che c’erano e ci sono, proprio per la sua storia. È una sfida che mi rende vivo. E sono contento di vedere che anche i tifosi stanno cominciando a rispondere e a sostenere il progetto”.
Parliamo di campo. Arriviamo alla sosta di Natale con sei risultati utili consecutivi e una classifica molto più tranquilla di com’era in autunno. La zona promozione non è più un miraggio?
“Noi ci stiamo puntando, altrimenti non avrei fatto certi investimenti sul mercato. Mi sono affidato a uomini di cui ho estrema fiducia e ora attendo risposte positive dal campo, che è il giudice supremo. Di buono c’è che vedo una squadra sempre più coesa e compatta, i ragazzi ci credono e quindi noi non dobbiamo fare altro che assisterli”.
La FC Viterbo in campo
Merito del nuovo mister Gardini?
“Merito di tutto lo staff societario, che è uno staff serio e professionale e sta portando queste qualità anche in Eccellenza”.
Abbiamo parlato della Viterbese come di una società con una grande storia. A livello sportivo, dove la colloca?
“L’obiettivo a lungo termine è la serie C, senza ombra di dubbio. Però non voglio promettere niente a nessuno, perché non sono uno che vende miracoli”.
Quando si è presentato come nuovo proprietario della Viterbese, aveva detto “gestirò la società come un’azienda”. Cos’ha in comune una squadra di calcio con un’azienda?
“Fondamentalmente, si tratta di avere i conti a posto. Una gestione economica sana rende la società credibile con tutti gli interlocutori: dipendenti, fornitori esterni, istituzioni. So che le squadre di calcio sono difficili da tenere in attivo, ma io non sono uno che sperpera soldi. Io programmo gli obiettivi e spendo quello che è congruo al loro raggiungimento. Altrimenti non spendo”.
Quando è arrivato ha detto che sapeva poco di calcio. Ora che lo sta vivendo da dentro, si sente un po’ più coinvolto e meno freddo nella gestione?
“L’aggettivo ‘freddo’ non mi piace molto. Quando ho detto che non sono un uomo di calcio, non intendevo dire che non sono appassionato. Volevo dire che non conosco in maniera approfondita tutti i giocatori di tutti i campionati, per questo mi sono affidato a persone che hanno molta più competenza di me a riguardo. D’altronde, un imprenditore bravo è quello che sa dare i compiti giusti alle persone giuste. Io non mi permetto di mettere bocca sulle decisioni tecniche del mister, ma gli chiedo sempre spiegazioni, perché mi piace confrontarmi e capire. È un modo di crescere anche per me. Poi tutti sappiamo che il calcio è un mondo dove sei costantemente sotto pressione e non puoi sbagliare mai”.
Si è mai pentito, o ha avuto almeno qualche ripensamento sulla scelta di comprare la Viterbese?
“Direi di no. Avrei anche avuto l’opportunità di andarmene da signore poco tempo fa, quando Piero Camilli si rifece avanti per prendere la società. Le cose non sono andate come ha raccontato lui e replicherò a tempo debito, dopo che si sarà sistemata la questione dell’assegnazione dello stadio. Sul mio operato, per il momento non mi posso rimproverare niente: sto portando avanti tutto quello che era nei programmi. Sappiamo che nel calcio un singolo episodio può cambiare tutta la storia, ma è anche vero che, se costruisci una struttura solida e seria, prima o poi il risultato arriva”.
Propositi per il 2025?
“Mi auguro che i tifosi tornino a sostenere in massa la loro squadra. Questa non è la Viterbese di Salaris, è la Viterbese dei viterbesi e tutti insieme ci dobbiamo provare”.
Alessandro Castellani

