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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio presidente Romoli, grazie per le sue parole illuminanti… Peccato che oltre alle parole non ci siano politiche giovanili degne di questo aggettivo.
Non avremmo saputo quale strada prendere senza le indicazioni pragmatiche del presidente della provincia di Viterbo Alessandro Romoli che, a quanto si legge sui quotidiani, ha ben chiara la “ricetta” per formare i giovani, probabilmente non solo della nostra provincia, nella prospettiva del loro futuro.
Secondo Romoli, infatti, non bisognerebbe insegnare “l’accattonaggio” del reddito di cittadinanza ma sacrificio e responsabilità. Già è deplorevole definire come degli accattoni delle persone in difficoltà economica per le più svariate ragioni, dalla perdita del lavoro in età avanzata a condizioni di svantaggio sociale che troppo spesso dipendono dai fallimenti o dall’assenza di politiche sociali.
Inoltre, esattamente, egregio presidente, in quali campi ritiene siano da applicare queste sue encomiabili esortazioni? Negli ormai agonizzanti settori produttivi della nostra provincia? O nei tanti strapuntini legati alla politica, troppo spesso scambiata per poltronificio, ma solo per pochi ovviamente, quelli che dimostrano di saper stare “al mondo”?
Non si può dire che nella provincia di Viterbo si sia fatto, anche sotto la sua presidenza, qualcosa nella direzione della valorizzazione dei giovani, dell’ascolto delle loro istanze, nulla nemmeno per trattenerli. Il nostro territorio si sta lentamente spopolando, progressivamente ed inesorabilmente.
I nostri giovani di sacrifici ne fanno già tanti, troppi, con grande senso di responsabilità. Ogni giorno affrontano i disservizi del trasporto pubblico provinciale, carente e insufficiente anche a sopportare l’enorme numero di studentesse e studenti che attraversano il territorio per recarsi a scuola.
Alcuni mezzi di trasporto, in alcune ore, sembrano carri bestiame; l’attesa degli stessi è effettuata in aree prive di sicurezza o pensiline; in alcune fasce orarie i mezzi pubblici nemmeno ci sono, creando situazioni di forte disagio a quanti tra le studentesse e gli studenti vogliono usufruire dell’ampliamento dell’offerta formativa che le scuole propongono. Una volta terminato il ciclo di studi secondari, anche dopo quelli universitari, unica strada per potersi emancipare è quella di andarsene, non intravedendo alcuna prospettiva di realizzazione.
Di sacrifici il nostro sistema economico ne chiede già tanti ai giovani, tutte le volte che viene proposto loro un contratto in odore di sfruttamento legalizzato da un ginepraio di formule di lavoro subordinato mai onorate da adeguati compensi. Di responsabilità i giovani ne dimostrano tanta, soprattutto verso se stessi, tutte le volte che non si piegano a questo sfruttamento e scelgono una soluzione dignitosa e più gratificante altrove.
Se poi, con il suo discorso, il presidente della provincia ha voluto dare un affondo nei confronti delle misure di cui uno Stato si dovrebbe dotare, sia per assolvere ai dettami costituzionali, sia per dare vita a quella solidarietà sociale degna di un Paese civile, ha perso una occasione, perché quelle misure saranno sempre più indispensabili, vista l’ottusità politica di non voler garantire un salario minimo ai lavoratori e il progressivo impoverimento della popolazione.
Valeria Bruccola
Segretaria della federazione provinciale di Sinistra Italiana-Avs
