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Viterbo – (sil.co.) – Gennaio si chiude con l’avviso di fine indagini per Rudy Guede. Il temuto 415 bis che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Era il 6 dicembre 2023 quando a carico del 38enne ivoriano condannato a 16 anni per l’omicidio di Meredith Kercher, scontati a Mammagialla, è scattata la misura del divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto successiva alla denuncia per maltrattamenti, violenza sessuale e lesioni della ex, una ragazza viterbese di 25 anni.
La denuncia risale ad agosto 2023. La relazione, tra alti e bassi, sarebbe durata meno di un anno, da settembre 2022 a agosto 2023. Ma sarebbe giunta in realtà al capolinea già tra marzo e aprile di due anni fa.
Risale invece allo scorso 18 luglio, davanti al gip Savina Poli, la chiusura dell’incidente probatorio sullo smartphone della 25enne chiesto dal difensore Carlo Mezzetti.
Titolare del fascicolo la pm Paola Conti, che lo scorso novembre aveva chiesto sei mesi di proroga alle indagini per la complessità del materiale da esaminare. Gliene sono bastati la metà. La presunta vittima è assistita dall’avvocato Francesco Guido.
Un anno fa, invece, a inizio febbraio 2024, sono scattati i 12 mesi di sorveglianza speciale a carico dell’ivoriano, misura di prevenzione personale introdotta dal cosiddetto Codice Rosso, con severe prescrizioni, tra cui, ad esempio, dover rincasare la sera non più tardi delle ore 21,30 e non potere uscire fino alle ore 6,30 del mattino.
Ora Guede ha venti giorni per presentare memorie difensive, produrre documenti, depositare materiale investigativo, richiedere ulteriori atti d’indagine al pubblico ministero o un interrogatorio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
