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Al via il processo al boss curdo Baris Boyun: 13 sodali, tra i quali un viterbese, chiedono lo sconto

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Viterbo – Mafia turca, per i vertici del sodalizio processo col giudizio immediato al via lunedì 3 febbraio davanti alla corte di assise di Milano.Tredici presunti sodali del boss curdo Baris Boyun chiedono lo “sconto”. Tra loro il viterbese Giorgio Meschini.


Maxioperazione contro la mafia turca - La polizia in azione a Bagnaia - Nel riquadro Giorgio Meschini e Baris Boyun

Maxioperazione contro la mafia turca – La polizia in azione a Bagnaia – Nel riquadro Giorgio Meschini e Baris Boyun


Il gip Domenico Santoro ha invece fissato per al 25 febbraio l’udienza in camera di consiglio per decidere sulle 13 richieste di rito alternativo, tra cui quella del viterbese difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, in carcere da oltre otto mesi.  Se le richieste saranno accolte, potranno usufruire dello sconto di un terzo della pena. 

Diciotto in tutto gli indagati che furono arrestati con il boss d’origine curda Baris Boyun, nel blitz interforze scattato all’alba del 22 maggio, quando è finito in carcere il super sorvegliato turco d’origine curda 41enne, che era ristretto ai domiciliari dal 21 marzo a Bagnaia, dove era guardato a vista da polizia, carabinieri e guardia di finanza in un’abitazione di via Cardinal G. Francesco de Gambara. 


Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun


Lo scorso 12 novembre il sostituto procuratore Bruna Albertini della direzione antimafia di Milano ha formalizzato al gip Roberto Crepaldi la richiesta di giudizio immediato per i 18 arrestati nel blitz interforze scattato all’alba del 22 maggio, quando è finito in carcere il boss. In dieci furono catturati nella Tuscia, tra Vetralla, Montefiascone, Tuscania e Nepi.

Oltre a Sicilia, tra i difensori del foro di Viterbo che hanno chiesto un rito alternativo c’è anche l’avvocato Samuele De Santis, che assiste quattro imputati, mentre tra gli altri legali spicca il noto avvocato Giosuè Bruno Naso del foro di Roma.

In manette finirono anche le due donne del boss, oltre al viterbese e a sei turchi arrestati tra Vetralla, Montefiascone, Tuscania e Nepi.

In carcere, come è noto, è finito per l’appunto anche il viterbese Giorgio Meschini, 32 anni, residente sulla Cassia Sud, tuttora detenuto a Mammagialla, che all’interno dell’organizzazione avrebbe avuto il ruolo di autista.

Ci sono poi i “turchi viterbesi”: Ahmet Durmus, 38 anni, e Firat Cogalan, 30 anni, residenti a Vetralla; Bayram Demir, 33 anni, residente a Nepi; Caglar Senci, 29 anni, residente a Tuscania; Friki Faith Cancin, 43 anni, e Kerem Akarsu, 25 anni, dimoranti a Montefiascone. 


Mafia turca - Il boss Baris Boyun e la moglie Ece

Mafia turca – Il boss Baris Boyun e la moglie Ece


Baris Boyun sarebbe stato il capo indiscusso, il boss che coordinava l’intera attività criminale del gruppo italiano e dei gruppi criminali (cellule) sparsi sul territorio europeo assistito costantemente ed alternativamente dalla moglie 33enne Boyun Ece e dalla compagna 39enne Buyukkaplan Ozge con le quali avrebbe condiviso “il suo credo politico”nonché da Ahmet Durmus, il 38enne di Nepi, altra persona a lui particolarmente devota. Le donne avrebbero fatto propaganda tra gli associati delle sue esortazioni alla violenza ed alla guerra armata.

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine e traffico internazionale di armi, favoreggiamento immigrazione clandestina, omicidi, stragi, traffico di sostanza stupefacente, riciclaggio, falsificazione di documenti di identificazione, ricettazione ed autoriciclaggio.

Lo scorso 31 dicembre, nel frattempo, è stato scovato in Svizzera e estradato in Italia, condotto dalla polizia di frontiera nel carcere di Como, un altro presunto pericoloso esponente del sodalizio guidato da Baris Boyun, un connazionale 41enne, anche lui raggiunto da una misura cautelare emessa dal gip di Milano su richiesta della Dda.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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