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Viterbo – (sil.co.) – Cento euro per sostenere l’esame per la patente di guida al posto suo.
È la somma che un trentenne del Togo, residente nel centro storico del capoluogo, avrebbe pattuito con un 53enne senegalese che, dubitando di riuscire a superare i quiz, era disposto a pagare un “sostituto” pur di garantirsi l’accesso al documento.
Peccato che la differenza di età di ben 23 anni tra i due, abbia tradito la coppia. Entrambi sono finiti indagati a piede libero con l’accusa di sostituzione di persona in concorso.
Il 53enne è uscito di scena scegliendo un rito alternativo, mentre il processo col rito ordinario al trentenne si è aperto nei giorni scorsi davanti al giudice Giacomo Autizi. L’imputato è difeso dall’avvocato Luigi Mancini.
Era la mattina del 22 giugno 2022 quando il trentenne si è presentato agli esami fornendo la documentazione per l’esame di guida con la sua foto spillata sopra. Peccato che all’interno ci fosse la copia della carta d’identità del senegalese, con cittadinanza italiana, la cui vista ha lasciato interdetta l’impiegata della motorizzazione cui, a parte il colore scuro della pelle, non è sfuggito che tra la foto del documento e il giovane che aveva davanti non c’era altro in comune. A partire dall’età.
Abbastanza per chiedere spiegazioni al sedicente candidato il quale, capita la mala parata, si è dato precipitosamente alla fuga, mentre l’impiegata chiamava la polizia per segnalare l’accaduto e il presunto tentativo di truccare l’esame della patente da parte di un “sostituto candidato”.
Ebbene, nonostante il fugone, la polizia è riuscita a risalire al trentenne attraverso la banca dati Sari, inserendo le immagini della foto spillata, compatibile al 92,71% con l’effige presente in banca dati del trentenne, al cui indirizzo nel centro storico del capoluogo è stato rintracciato dalla polizia.
Ammesse le prove, il processo entrerà nel vivo in primavera quando saranno sentiti i testimoni dell’accusa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
