Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Voglio denunciare pubblicamente l’assurda, infantile e inaccettabile gestione del ricovero di mio padre presso il pronto soccorso di Viterbo il giorno mercoledì 12 febbraio. Già dall’accoglienza si è capito il livello della situazione: il vigilantes, alla mia richiesta di informazioni sullo stato di mio padre – malato di Alzheimer e, tra l’altro, non in grado di parlare – ha risposto con un insopportabile superficialità: “Dammi il numero e forse tra 3/4 ore la chiamo”. Erano le 7 del mattino, non c’era nessuno in fila, quindi avrebbe potuto tranquillamente fare una telefonata o, ancora meglio, entrare dentro per verificare di persona se mio padre fosse vigile o meno. Ma evidentemente era più facile liquidare la questione con una frase sbrigativa.
Viterbo – Il pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa
Come se non bastasse, ottenere aggiornamenti sulle sue condizioni nelle ore successive sarebbe stato impossibile se non avessi avuto un amico all’interno dell’ospedale, che è stato prezioso nel fornirmi informazioni. Senza di lui, sarei rimasto completamente all’oscuro, perché il sistema sembra fatto apposta per tenere i familiari fuori da tutto, lasciandoli in un’angoscia insopportabile.
Ma la cosa più grave è stata la sua dimissione: alle 20,50, sotto la pioggia e con il freddo, mio padre è stato trasferito in rsa completamente nudo e senza i suoi effetti personali, compresa la sua fede nuziale, a lui tanto cara. Com’è possibile che un essere umano venga trattato in questo modo? Dove sono finiti i suoi vestiti? Dove sono finiti i suoi oggetti personali? Dove è finito il rispetto per la dignità dei pazienti?
E infine, una domanda sorge spontanea: cosa farebbe il medico che ha firmato queste dimissioni se la stessa cosa capitasse a un suo familiare? Accetterebbe che suo padre o sua madre venissero trattati in questo modo?
Questa non è sanità, è un’offesa alla dignità umana. Pretendiamo risposte e, soprattutto, un cambiamento immediato.
Alessandro Livi
