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Viterbo – (sil.co.) – Eroina killer, accolta la richiesta del pubblico ministero di ascoltare ulteriori testimoni prima di procedere alla discussione.
La tragedia risale a sette anni fa ed è avvenuta in un piccolo centro del comprensorio del lago di Bolsena. Era l’alba del 26 febbraio 2018 quando la vittima fu trovata priva di vita all’interno della sua abitazione.
È il processo al quarantenne, difeso dall’avvocato Fausti Barili, accusato di avere provocato la morte per overdose di un 39enne al quale avrebbe procurato lo stupefacente che lo ha ucciso. Si sarebbe dovuto discutere lo scorso 19 gennaio, ma il pm, a sorpresa, ha chiesto ulteriori approfondimenti.
Il giudice Jacopo Rocchi ha sciolto ieri la riserva, fissando in autunno un’apposita udienza per sentire la dottoressa Mariarosaria Aromatario, il medico legale che ha effettuato l’autopsia sulla vittima, oltre a un ad alcuni operanti, per chiarire aspetti in dubbio della triste vicenda.
Sul posto si precipitarono i sanitari del 118 e i carabinieri, mentre la procura della repubblica, disponendo l’autopsia, aprì un fascicolo contro ignoti, sfociato nell’imputazione di morte in conseguenza di un altro reato a carico del quarantenne.
Dopo l’estate quindi, su richiesta della procura, saranno sentiti i carabinieri che hanno condotto le indagini e il medico legale Mariarosaria Aromatario della Sapienza di Roma, incaricata dell’autopsia dalla procura.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.
