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Viterbo – (sil.co.) – Cerca su internet come acquistare un fucile, ex marito alla sbarra per maltrattamenti.
Finisce davanti al collegio una brutta separazione tra un militare e la ex moglie. Lui, accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia, è difeso dagli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi. Lei è parte civile con l’avvocato Cinzia Luperto.
La coppia, residente in un centro della provincia, è giunta definitivamente al capolinea, dopo un tentativo di rappacificazione andato male, all’inizio dell’anno scorso. Lei si è ritrovata la macchina con la vernice corrosa e lui a processo per maltrattamenti davanti ai due figli minori.
Era fine gennaio 2024 quando la donna è andata a denunciare ai carabinieri il danneggiamento della sua vettura, lasciata parcheggiata sulla pubblica via. “Devono averci buttato qualcosa tipo acido, perché la vernice è corrosa”, ha spiegato al militare che ha raccolto la querela, raccontandogli le sue traversie matrimoniali e tornando il giorno dopo in caserma con una “collezione” di screenshot di schermate Whatsapp dal suo smartphone. Una ventina.
“Le prime sette erano immagini pubblicate sul suo stato Whatsapp dall’ex suocero, quindi visibili a tutti i suoi contatti, ovvero delle foto di bottiglie di vino con etichette raffiguranti donne in atteggiamenti erotici, che a detta sua avrebbero rappresentato lei”, ha riferito alla pm Aurora Mariotti uno degli operanti che si sono occupati della vicenda.
Il suocero – “mai indagato”, è stato sottolineato – sarebbe stato anche ripreso dalle telecamere nei pressi dell’auto “corrosa”, mentre non è stato ripreso il gesto vandalico e chi lo ha commesso.
Ci sono poi due foto della parte offesa, una di febbraio 2023 e l’altra del 10 marzo dello stesso anno, la prima con un livido su un braccio e la seconda con una lesione al ginocchio.
Quindi alcune chat con l’ex marito, in cui lui le dà della vipera e poi una foto pubblicata dall’imputato di un leone che stritola un vipera. “Lei l’ha presa come una minaccia, un’intimidazione nei suoi confronti”, ha spiegato il militare.
E ancora: una frase in dialetto napoletano che significa “è finita la pacchia”, la condivisione della canzone “Crudelia”, rimproveri alla donna perché aveva partecipato all’addio al nubilato di un’amica.
Infine la cosa più inquietante di tutte, che ha spaventato a morte la parte offesa: una ricerca sulla modalità per acquistare un fucile su internet, che l’imputato ha attribuito al figlio del cui telefono aveva il controllo parentale.
Tra mille dubbi sulla consistenza delle prove espressi dalla difesa, sono stati ascoltati come testimoni anche la madre eil fratello della vittima, mentre l’avvocato di parte civile ha prodotto una pen drive, “il cui contenuto sarà utile nel proseguo del processo”, contenente conversazioni tra l’imputato e la parte offesa, la cui voce, per conferma è stata fatta riconoscere in aula ai congiunti.
“Lui la vessava, le controllava soldi e spese, non voleva che lavorasse nell’azienda della sua famiglia, le dava della morta di fame, le rinfacciava di avere studiato poco. I figli non volevano rimanere da soli col padre, una volta se li è tenuti per forza invece di riportarli dalla madre”, hanno riferito i parenti.
In seguito alla denuncia è stato allontanato, vede i figli quattro ore alla settimana nel corso di incontri protetti ed è finito a processo col giudizio immediato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
