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Figlio minaccia col piccone il padre e lui chiama i carabinieri…

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Carabinieri

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Civita Castellana – (sil.co.) – A processo con l’accusa di avere minacciato il padre con un piccone, a metà novembre 2021, un giovane di Civita Castellana viene prosciolto grazie allo stesso genitore che, dopo avere deciso con la  moglie di rimettere la querela, ha spiegato al giudice: “Ho chiamato i carabinieri perché non sapevo più che strada prendere e tramite asl e servizi sociali non riuscivamo a trovare una soluzione ai problemi di nostro figlio, che dall’età di venti anni è diventato ingestibile”.

Alla base un problema di alcolismo. “Si ubriacava e non era più lui, quel giorno io e la madre ci eravamo già trasferiti in un’altra abitazione nella speranza che rimanendo da solo migliorasse. Era mattina, quando sono andato a chiamarlo da sotto casa per fargli fare qualcosa. Lui invece mi ha detto che un suo ‘amico’ la notte gli aveva dato 2-3 coltellate e che sarebbe andato a cercarlo per dargli una lezione col piccone”, ha proseguito, 

“Per il suo bene ho chiamato i carabinieri, ma non minacciava di prendere me a picconate, il piccone era in casa e io ero in strada. Di  buono c’è che denunciandolo sono riuscito a farlo desistere e poi a farlo curare. È stato sei mesi ricoverato in una struttura a Viterbo e adesso sta da tre mesi in Spagna. Sta bene ed è andato a lavorare lontano per farsi una nuova vita”. 

Il giudice Giovanna Camillo ha disposto il non luogo a procedere per remissione di querela, essendo venuta meno l’aggravante del piccone usato come arma contro il genitore per cui il reato sarebbe stato comunque perseguibile d’ufficio.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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