Viterbo – Rudy Guede, l’unico condannato per l’omicidio di Meredith Kercher, rischia di finire nuovamente a processo per violenza sessuale. Stavolta la presunta vittima è italiana, una ragazza viterbese di 25 anni, in ansia per la prossima scadenza dell’anno di sorveglianza speciale cui il 38enne ivoriano è sottoposto: “Speriamo che non venga meno anche l’allontanamento col braccialetto elettronico”.
Rudy Guede e la 24enne che lo accusa durante un’intervista al Tg1
Dopo la chiusura delle indagini che confermerebbero le accuse di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesiono per cui lo ha denunciato, la ex parla tramite il suo legale, l’avvocato Francesco Guido, pronto a costituirsi parte civile per la 25enne viterbese che ha denunciato il 38enne ivoriano implicato nel delitto di Perugia, conosciuto quando aveva appena finito di scontare la sua condanna a 16 anni a Mammagialla per avere ucciso e violentato la studentessa inglese Meredith Kercher nel 2007 a Perugia.
“Sta per scadere l’anno di sorveglianza speciale, a febbraio, un prossimo ‘evento’ che per la mia assistita è fonte di grande ansia. La parte offesa teme inoltre che possa venire meno nel frattempo anche la misura del divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto. Per lei ogni uscita rappresenta un’angoscia. Speriamo che venga fissata al più presto l’udienza preliminare. Intanto abbiamo apprezzato la scrupolosità con cui la procura ha condotto le indagini coordinate dalla pm Paola Conti”.
Per il difensore Carlo Mezzetti l’incidente probatorio rappresenta, in questa fase, un punto fermo. “Lo abbiamo chiesto noi per fare chiarezza sui contenuti dello smartphone della parte offesa”, ricorda il legale, che come Guede ha mantenuto durante le indagini preliminari e ha intenzione di continuare a mantenere sempre un atteggiamento molto sobrio, senza tra l’altro presentare finora istanza per una revoca della misura, per la quale la procura potrebbe chiedere una proroga.
Il 415 bis è stato recapitato il 28 gennaio a Rudy Guede, che da quella data ha ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive, produrre documenti, depositare materiale investigativo, richiedere ulteriori atti d’indagine al pubblico ministero o un interrogatorio.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
