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“La gioia e la gratitudine delle persone ci ha fatto capire quanto anche un piccolo contributo possa fare la differenza…”

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Viterbo – “Vedere la gioia e la gratitudine delle persone ci ha fatto capire quanto anche un piccolo contributo possa fare la differenza”. È con queste parole che Paolo Kuzminsky racconta l’esperienza vissuta con suo cugino Alberto Saccarello. I due giovani viterbesi si sono messi in viaggio per raggiungere la Guinea-Bissau. Un’avventura all’insegna della solidarietà per portare mezzi e aiuti umanitari in Africa.


Paolo Kuzminsky e Alberto Saccarello durante la Rust2Dakar

Paolo Kuzminsky e Alberto Saccarello durante la Rust2Dakar


Non una gara competitiva, ma un viaggio a scopo benefico. E a raccontare questa esperienza sono proprio Alberto e Paolo. Nelle loro parole si percepisce tutta l’emozione di aver fatto parte dell’edizione 2024\25 della “Rust2Dakar”, un charity rally che si tiene ogni anno tra dicembre e gennaio, con arrivo in Guinea Bissau e passaggio al Lago Rosa, in Senegal.

Per poter partecipare serve un mezzo di trasporto, spirito di adattamento e la volontà di impegnarsi in prima persona per aiutare chi è meno fortunato e investire sulla crescita del continente africano. 

I candidati possono partire con un’auto, una moto, un furgone o qualsiasi mezzo su ruote, da poter poi lasciare in Senegal e Guinea Bissau, a disposizione della Ong organizzatrice. Il veicolo potrà così essere utilizzato nei progetti di cooperazione o per finanziare gli stessi.  “Abbiamo lasciato la nostra auto, che verrà utilizzata da Tavolo 8 per supportare uno dei loro progetti”, spiega infatti Alberto. 

Un’avventura particolarmente coinvolgente, con posti difficili da dimenticare. Un’esperienza toccante per conoscere una realtà probabilmente mai vista prima. 


Paolo Kuzminsky e Alberto Saccarello durante la Rust2Dakar

Paolo Kuzminsky e Alberto Saccarello durante la Rust2Dakar


Come è nata l’idea di partecipare alla Rust2Dakar?
Paolo Kuzminsky: “È stato Alberto a propormi questa avventura. All’inizio ero un po’ titubante perché pensavo si trattasse di una vera e propria competizione, ma quando ho capito che era qualcosa di completamente diverso, ho accettato senza esitazioni.

L’idea di una gara non convenzionale, con un sistema a punti per raggiungere le tappe e affrontare diverse sfide, mi ha subito affascinato. Questo approccio rende il viaggio un’esperienza di scoperta culturale, oltre che un’iniziativa di beneficenza. Era l’occasione perfetta per unire il senso dell’avventura con un progetto solidale, e Alberto era la persona perfetta per affrontare questa avventura, dato che in passato abbiamo già condiviso esperienze simili”.

Avete percorso quasi 5 mila chilometri. Quando siete partiti e quando siete tornati? Qual è stato il vostro itinerario, le vostre tappe principali?
Alberto Saccarello:
“Siamo partiti il 26 dicembre dal porto di Genova, dove ci siamo incontrati con gli altri team e la direzione di gara. Dopo circa 53 ore di navigazione, il 28 dicembre siamo sbarcati a Tangeri, in Marocco, dando ufficialmente inizio alla nostra avventura.

Seguivamo un roadbook con percorsi suggeriti e waypoint da raggiungere, che assegnavano punteggi in base alla difficoltà. Abbiamo scelto un itinerario lungo la costa: la prima tappa è stata Rabat, la capitale, per poi proseguire verso Essaouira e Agadir, attraversando città, colline desertiche e splendide località di mare.

Il 31 dicembre ci siamo riuniti con gli altri partecipanti al primo checkpoint a Ksar Tafnidilt, un antico villaggio fortificato nei pressi di Tan-Tan, dove abbiamo festeggiato l’ultimo dell’anno in un’atmosfera unica.

Il giorno successivo è iniziata la vera sfida: l’attraversamento della leggendaria Transahariana, terra degli Sahrawi e dei Tuareg. Qui il viaggio si è fatto più impegnativo, con lunghi tratti nel deserto. Abbiamo fatto tappa a Tarfaya, dove abbiamo visitato il museo dedicato a Saint-Exupéry, autore de Il Piccolo Principe, per poi arrivare in serata a Dakhla.

Da lì abbiamo proseguito in carovana fino al confine con la Mauritania, attraversandolo per affrontare altri interminabili chilometri nel deserto, fino a raggiungere Nouakchott, la capitale.

Il 5 gennaio abbiamo varcato il confine con il Senegal su una piccola chiatta che trasportava anche i nostri veicoli. Il valico di Rosso è uno dei principali punti d’ingresso nel paese e rappresenta un’esperienza unica: caos, mercanti, viaggiatori e lunghe attese alla dogana. Dopo una breve visita a Saint-Louis, abbiamo ripreso il viaggio fino al Lago Rosa, l’arrivo simbolico della storica Parigi-Dakar.

Il giorno seguente, sempre in carovana, abbiamo dovuto attraversare un altro confine: quello con il Gambia, che divide il nord e il sud del Senegal. L’attraversamento è stato lungo e caratterizzato da ore di attesa tra le diverse frontiere.

Una volta rientrati in Senegal, abbiamo proseguito fino a Kabrousse, sede del base camp dell’associazione Tavolo 8, organizzatrice dell’evento. Qui siamo stati accolti dalla popolazione locale con balli tradizionali e una cena tipica.

Il giorno successivo era dedicato al riposo, ma abbiamo avuto anche l’opportunità di visitare alcuni progetti sostenuti da Tavolo 8, tra cui un orfanotrofio e un reparto maternità, punti di riferimento fondamentali per la comunità locale. Insieme agli altri team, abbiamo portato piccoli doni per i bambini: un gesto semplice ma carico di significato, che ha regalato sorrisi e momenti di grande emozione.

Poi l’ultima tappa: la Guinea-Bissau…
Alberto Saccarello: “Esattamente. Il confine con la Guinea-Bissau si trovava a pochi chilometri dal base camp. 

Una volta entrati in Guinea-Bissau, ci siamo messi in marcia per percorrere gli ultimi 50 chilometri di pista immersi nella foresta, un tempo attraversata dai piloti della Parigi-Dakar. Un tragitto suggestivo e impegnativo che ci ha condotti fino al villaggio di Suzana, sede di una missione cattolica gestita per oltre 50 anni da un missionario italiano, padre Giuseppe Fumagalli, conosciuto da tutti come Zé. Percorrere la pista è stato un vero divertimento: il terreno era sconnesso e ricco di insidie, mentre lungo il tragitto spuntavano numerosi villaggi nascosti tra la fitta vegetazione.

All’arrivo alla missione, ci aspettava un’accoglienza calorosa da parte della popolazione locale, che ci ha salutati con canti, balli tradizionali e persino un lancio di fiori, regalandoci un momento di grande emozione.

Abbiamo trascorso la nostra ultima notte in tenda e, il giorno seguente, abbiamo lasciato il nostro veicolo, che verrà utilizzato da Tavolo 8 per supportare uno dei loro progetti. Inoltre, abbiamo donato tutti i nostri attrezzi a Garage Zé, una scuola per meccanici dedicata a ragazzi dai 16 ai 30 anni.

Il progetto Garage Zé di Tavolo 8 era stato pensato da padre Fumagalli per rispondere alla crescente richiesta di manodopera specializzata in Africa. Appassionato di Moto Guzzi, aveva capito quanto fosse fondamentale investire nella formazione per creare professionisti capaci di affrontare le sfide di diversi settori, tra cui la meccanica applicata all’agricoltura moderna. Il progetto forma meccanici qualificati per auto, moto, camion, autobus e macchine agricole, offrendo ai giovani un’opportunità concreta per il loro futuro.

Dopo questa esperienza intensa e significativa, siamo tornati a Kabrousse in piroga, dove la nostra avventura si è conclusa l’11 gennaio”.

Quale è stato il momento più emozionante del viaggio?
Paolo Kuzminsky: “Non c’è stato un solo momento più emozionante, ma una serie di esperienze che hanno reso il viaggio speciale. Ogni volta che potevamo fare qualcosa di concreto, anche con un piccolo gesto – come regalare un pallone o una maglietta ai bambini – sentivamo di lasciare un segno positivo.

Un altro momento toccante è stato visitare le strutture supportate dall’organizzazione Tavolo 8, dove abbiamo visto da vicino l’impatto che questa iniziativa ha sulle comunità locali. Vedere la gioia e la gratitudine delle persone ci ha fatto capire quanto anche un piccolo contributo possa fare la differenza”.

Quale invece il momento più critico o la sfida maggiore?
Paolo Kuzminsky
: “La sfida più grande è stata senza dubbio il tratto da Dakhla (Western Sahara) a Nouakchott (Mauritania), un viaggio durato due giorni intensi.

Il primo giorno è iniziato con la sveglia alle 5 del mattino per affrontare la lunga procedura alla dogana, che ci ha messo alla prova sia per i tempi lunghi sia per la burocrazia. Dopo aver attraversato il confine, abbiamo proseguito fino al punto di sosta, dove abbiamo dormito in tenda, non proprio nel massimo del comfort.

Il secondo giorno è stato altrettanto impegnativo, con una lunga giornata di guida senza pause. E proprio quando pensavamo di essere arrivati e di poter finalmente rilassarci, abbiamo avuto un problema alla macchina. Per fortuna si è rivelata una sciocchezza, ma fino a quando non l’abbiamo risolto, la tensione è rimasta alta. Quel momento ci ha insegnato che, in viaggi come questo, bisogna sempre essere pronti agli imprevisti e avere la pazienza di affrontarli con lucidità”.

Avete anche lanciato una raccolta fondi su Gofundme per supportare questo viaggio che aveva uno scopo benefico…
Alberto Saccarello: “Sapevamo che affrontare questo viaggio avrebbe avuto dei costi non indifferenti: dall’iscrizione alla gara al mezzo, fino alle attrezzature e alla logistica.

Così è nata l’idea di cercare sponsor e avviare una raccolta fondi. Abbiamo usato una piattaforma online, dove chi voleva poteva darci una mano con una donazione. Il passaparola ha funzionato: amici, parenti e anche persone che non conoscevamo hanno contribuito, permettendoci di trasformare questo sogno in realtà.

Vogliamo ringraziare in particolare Mondo S.p.A., storica produttrice del famoso Supersantos, che ci ha fornito oltre 200 palloni, permettendoci di distribuirli lungo il nostro percorso e regalare un sorriso a tanti bambini… e non solo. Inoltre, un grande grazie va ai nostri sponsor, che hanno creduto in noi e reso possibile questa avventura: Bajocchi Fast Print, Al SettantaSette, Ristorantino Il Gargolo, Di Marco Sport, La Pagnottella, B&B Axia, Magigarage4x4, Ordine di Malta – Delegazione Viterbo/Rieti e Will and the People.

È anche grazie a loro se il nostro sogno di partecipare alla Rust2Dakar è diventato realtà”.

Con la vostra partecipazione avete supportato dei progetti umanitari e concreti. Quali?
Alberto Saccarello: “A fine viaggio i diversi partecipanti della Rust2Dakar hanno lasciato i loro veicoli a disposizioni della Ong organizzatrice. Alcuni mezzi sono stati assegnati alla missione nel villaggio di Suzana, altri verranno messi all’asta per poi finanziare così i vari progetti dell’associazione sia in Guinea-Bissau che in Senegal. 

Tra questi progetti c’è Garage Zé, che ho precedentemente citato e si tratta di una scuola per meccanici dedicata a ragazzi dai 16 ai 30 anni. C’è poi Casamango, centro di essiccazione del mango e di altra frutta a beneficio della donne vulnerabili della regione di Ziguinchor. Altro esempio è Taxi Rose per la creazione di una cooperativa di taxi al femminile in modo che le donne possano essere supportate in un’attività lavorativa. E poi la Capanna di Franco, un piccolo ma importantissimo presidio ospedaliero di maternità costruito dall’associazione umanitaria Tavolo 8 nel villaggio di Essoukoudiak, in Guinea Bissau, nella foresta.

 In più abbiamo raccolto anche dei fondi che andranno a supportare questi progetti tramite la sfida a punti durante il viaggio”.
 

Maurizia Marcoaldi


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