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Lite tra vicini per il parcheggio finisce nel sangue, condomino prosciolto

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L'avvocato Roberto Massatani

Il difensore Roberto Massatani

Remigio Sicilia

L’avvocato di parte civile Remigio Sicilia

Canino – (sil.co.) – Botte da orbi per il parcheggio condominiale, dopo dieci anni il furioso litigio tra due inquilini di un palazzo di Canino si è chiuso in tribunale con un non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

È successo ieri grazie al venir meno dell’aggravante dei futili motivi, per cui il contendente finito a processo con l’accusa di lesioni a danno dell’altro, difeso dall’avvocato Roberto Massatani, ha evitato una condanna penale. Né colpevole, né innocente. 

Aveva chiesto l’assoluzione il pm e la condanna la presunta vittima, parte civile con l’avvocato Remigio Sicilia, sostituito dal collega Edoardo Maria Manni. Nonostante il trascorrere degli anni, gli animi sono apparsi tuttora assai surriscaldati, spingendo il giudice Jacopo Rocchi a un ammonimento. 

Alla sbarra un uomo di Canino che, dopo tante discussioni, la sera del 18 novembre 2015 avrebbe messo le mani addosso a un altro inquilino della palazzina in seguito all’ennesima lite per il posto auto. Al centro del contendere i parcheggi davanti ai garage del condominio, che avrebbero reso difficili gli accessi ai rispettivi box auto.

Per la vittima la serata è finita al pronto soccorso dell’ospedale, dove è stato portato in ambulanza, dopo l’intervento dei carabinieri della locale stazione.

“Mi hanno diagnosticato la rottura del timpano, quattro denti che facevano campanella, una infrazione al naso, due tagli alla testa”, ha spiegato in aula la parte offesa all’udienza frll’8 aprile 2019. Oltre alla presunta vittima, furono sentite anche due vicine, richiamate dalle urla. Nessuna delle due avrebbe assistito direttamente all’aggressione, ma entrambe hanno detto: “C’era sangue per terra”. 


– Botte da orbi per il parcheggio condominiale, inquilino alla sbarra


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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