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“Mignotta e bastarda, non ti metto le mani addosso perché sei una donna”

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Violenza di genere - Foto di repertorio

Violenza di genere – Foto di repertorio

Viterbo – “Mignotta e bastarda, non ti metto le mani addosso perché sei una donna”. Il “gentiluomo”, nella fattispecie, è un viterbese di 59 anni, finito a processo davanti al giudice Giacomo Autizi per molestie aggravate dalla continuazione ai danni di una giovane vicina di casa di 33 anni, pronta a costituirsi parte civile per chiedere la condanna penale dell’imputato e anche il risarcimento dei danni. 

I fatti sarebbero avvenuti durante l’estate di tre anni fa, nell’arco di una ventina di giorni, tra il 5 il 24 agosto 2022, quando la vittima si è decisa a sporgere denuncia. 

Il 59enne è difeso dall’avvocato Luigi Mancini. La procura, che ne ha disposto la citazione diretta a giudizio, parla di “medesimo disegno criminoso”, “petulanza”, “biasimevole motivo”.

“Approfittando delle unità immobiliari confinanti – si legge nel capo d’imputazione – recava molestie e disturbo alla parte offesa, mediante ingiurie e minacce del seguente tenore: ‘puttana, troia, non ti metto le mani addosso perché sei una donna, zoccola mignotta bastarda’. Condotte poste in essere con sistematicità ogni volta che l’indagato notava la sua presenza entrare o uscire da casa”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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