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Viterbo – (sil.co.) – Processo a Viterbo per un ex campione di pugilato 45enne, detenuto a Mammagialla per reati legati alla sua appartenenza a un noto clan della criminalità organizzata romana.
Il 7 gennaio del 2021, secondo l’accusa, avrebbe dato in escandescenze in carcere scagliandosi contro un penitenziari e gli agenti accorsi in soccorso del collega, assieme a un altro detenuto, anche lui imputato, a detta sua affiliato al clan dei Casalesi.
“Tu non sai cosa sono io, sono una macchina da guerra”, avrebbe gridato l’ex pugile a un agente che si trovava dietro il cancello della sezione, spezzando una scopa e avventandosi contro di lui col manico. “Sono della famiglia Schiavone, te la faccio pagare”, avrebbe invece minacciato l’altro, togliendosi la maglietta e atteggiandosi a Hulk, secondo quanto riferito giovedì dai testimoni al giudice Giovanna Camillo.
Fatto sta che nel giro di pochi minuti, per riportare la coppia alla calma, sono intervenuti altri tre poliziotti, i quali hanno tutti confermato il movente.
“Quello che diceva di essere affiliato agli Schiavone voleva andare a tutti i costi in infermeria per parlare con la psichiatra e il romano lo spalleggiava. Quando gli abbiamo detto che quel giorno la psichiatra non c’era, non ci hanno creduto e hanno cominciato a minacciarci di morte, di farci venire a cercare da gente dei loro clan, rompendo un dispenser igienizzante appeso alla parete, spezzando una scopa e lanciando uno sgabello contro il vetro del box degli agenti, hanno spiegato i penitenziari presenti al violento episodio che sarebbe durato una mezz’ora.
Gli imputati, che non erano presenti in aula, hanno fatto sapere di volersi sottoporre a interrogatorio prima della sentenza, per cui il giudice ha disposto la traduzione in tribunale dal carcere, dove sono tuttora entrambi detenuti, rinviando l’esame e la sentenza al prossimo autunno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
