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Operatori in carcere per maltrattamenti, per l’accusa i loro comportamenti caratterizzati da “un’allarmante spinta alla sopraffazione”

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Latera – (sil.co.) – Ospizio lager, le condotte degli indagati secondo l’accusa potrebbero ripetersi, in quanto caratterizzate da una “allarmante spinta alla sopraffazione”, “violenza gratuita”, “accanimento”, e per l’operatore indagato anche per violenza su una ultraottantenne da “pulsioni sessuali”. Potrebbero ripresentarsi anche in contesti diversi. Per le difese carcere e sospensione sono troppo, mentre il riesame si riserva. Stanno col fiato sospeso i tre operatori sociosanitari dietro le sbarre dallo scorso 21 gennaio, quando sono stati arrestati dai carabinieri che hanno contestualmente comunicato la sospensione dal lavoro da sei mesi a un anno a altri tre colleghi.



Sono in attesa che i giudici del tribunale del riesame di Roma sciolgano la riserva sulla richiesta di alleggerimento delle misure dei difensori, che hanno presentato ieri istanza contro la custodia cautelare in carcere, chiedendo misure meno afflittive, dai domiciliari all’obbligo di firma. Saranno invece i magistrati d’appello a decidere sulla richiesta di revoca delle misure interdittive a carico degli altri tre oss della casa di riposo Villa Daniela di Latera. 

Proseguono nel frattempo le indagini, a proposito delle quali il pm Flavio Serracchiani ha comunicato nei giorni scorsi alle parti la decisione da parte della procura di procedere alla nomina di un proprio consulente informatico, il dottor Andrea Mandarino, le cui operazioni inizieranno nei prossimi giorni, per verificare i contenuti di smartphone e altri dispositivi riconducibili agli indagati, per maltrattamenti e uno per l’appunto anche per violenza sessuale. Anche le difese potranno nominare propri consulenti. 

Ventuno le vittime secondo la procura. Tra gli indagati il direttore Mariano Perugini, assistito dall’avvocato Enrico Valentini. Le posizioni più delicate sono quelle dei tre oss per cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere, i due uomini al Nicandro Izzo di  Viterbo e la donna a Civitavecchia. In particolare Mirko Tosi, il 36enne di Tuscania difeso dall’avvocato Giovanni Labate, accusato oltre che di maltrattamenti anche di violenza sessuale eni confronti di un’anziana che avrebbe pesantemente molestato sotto gli occhi delle telecamere nascoste che, tra luglio e ottobre, hanno ripreso quello chee accadeva nella struttura. 

In carcere per maltrattamenti anche il 23enne di Pitigliano Carmine Battiloro e la 52enne di Marta Marinela Ciasar, difesi dagli avvocati Ylenia Porciani e Giuseppe Bacci. Sono infine stati interdetti dalla professione per un anno Tommaso Curio (59enne di Ischia di Castro) difeso da Piero Ceccarelli e Daniele Ronchini, e Eugenia Monelli (31enne di Acquapendente) difesa dall’avvocato Angelo Di Silvio; difeso da Di Silvio anche Domenico Renzetti (49enne di Onano), sospeso dal lavoro per sei mesi.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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