Viterbo – (sil.co.) – Super multa di 450 euro per non essere venuto in tribunale a testimoniare come parte offesa. È toccata a un cinese di 68 anni, vittima l’anno scorso di una rapina.
Viterbo – Polizia in tribunale
La sonora multa è stata inflitta ieri dal giudice Jacopo Rocchi al cinese che a maggio dell’anno scorso, proprio nei pressi del palazzo di giustizia, sarebbe stato rapinato di una collana d’oro e minacciato con un bastone dal “topo d’albergo seriale”, mentre tornava dalla vicina caserma dei carabinieri dove si era recato perché all’epoca sottoposto a obbligo di firma.
Si tratta dell’egiziano di 27 anni che il 17 maggio dell’anno scorso ha rischiato il linciaggio da parte di una comitiva di turisti sudamericani cui aveva depredato le camere dell’albergo in viale Trento dove alloggiavano usando una chiave passepartout.
Pochi giorni prima avrebbe strappato la collanina al cinese, minacciandolo con un bastone. Motivo per cui il successivo primo luglio, mentre era detenuto da un mese e mezzo al Nicandro Izzo per i furti in albergo, è stato raggiunto da una ulteriore ordinanza.
Stavolta per rapina impropria, tradito dalle telecamere di video sorveglianza di un bar della zona, mentre tornava dalla caserma dei carabinieri, dove si sarebbe recato essendo all’epoca sottoposto a obbligo di firma.
Il processo al 27enne, in tribunale con la scorta della penitenziaria, è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Rocchi, che ha ascoltato il poliziotto della volante che, grazie alla visione dei filmati del bar del Riello, comparando il volto con la banca dati Sari, ha identificato l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini.
Come detto, avrebbe dovuto testimoniare anche la parte offesa, che però, nonostante la regolare citazione, non si è presentata davanti al giudice, il quale ha disposto a suo carico una salata multa di 450 euro e l’accompagnamento coattivo da parte dei carabinieri alla prossima udienza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
