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Allontanato perché picchia la madre, torna a casa e finisce in carcere

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Viterbo - Carcere di Mammagialla - La polizia penitenziaria

Viterbo – Carcere di Mammagialla – La polizia penitenziaria


Viterbo – (sil.co.) – Finisce in tribunale il dramma di un tossicodipendente viterbese e della madre più volte picchiata e finita in ospedale. Vittima da sempre del figlio il quale, allontanato dalla casa familiare per maltrattamenti, ha preteso che la donna lo riaccogliesse nell’abitazione. Ma è stato tradito dal braccialetto elettronico. Motivo per cui è finito in carcere e a processo per avere violato la misura disposta dal giudice.

“Non ho un altro posto dove andare”. Il tossicodipendente per il quale è scattato l’aggravamento della misura, si è difeso così mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi. In tribunale è stato tradotto da Mammagialla con la scorta della penitenziaria. 

“Il giudice dei maltrattamenti in famiglia – ha spiegato il difensore Paolo Delle Monache, ricordando l’altro processo – gli aveva concesso gli arresti domiciliari col braccialetto, al posto del carcere, purché si trovasse una casa diversa da quella della madre”. 

Una convivenza impossibile. La donna sarebbe stata più volte picchiata ed è finita in ospedale.”Ma il mio assistito si è visto rifiutare ospitalità dagli zii e dai nonni per cui, non volendolo nessuno in casa e non potendosi permettere un altro alloggio dove stare ai domiciliari in attesa della fine del processo per maltrattamenti, è tornato a casa della madre”, ha proseguito il legale durante la discussione, dopo che l’accusa aveva chiesto una condanna a quattro mesi di reclusione.

La difesa ha concluso chiedendo l’assoluzione: “Il mio assistito ha giustificato la sua condotta, non aveva altri posti dove andare”. Il giudice Rocchi, dopo una breve camera di consiglio, lo ha condannato a 2 mesi e 20 giorni di reclusione, con sospensione della pena e non menzione.

Resta l’aggravamento della misura, per cui dopo la condanna l’imputato è stato ricondotto nella sua cella del Nicandro Izzo di Viterbo. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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