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Cacciato dalla moglie, si piazza a casa di un invalido: “Mi rubava la pensione per drogarsi”

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Viterbo – (sil.co.) – Cacciato di casa dalla moglie, si piazza a casa di un sessantenne conosciuto al bar costringendolo a dargli i soldi per comprarsi la cocaina e minacciandolo “tutte le sere” con un coltello che faceva dondolare tra le mani mentre stava seduto sul divano. La cornice è quella del centro storico del capoluogo, tra i cui vicoli si è consumata la vicenda sfociata nel processo. 


Viterbo - Polizia e carabinieri

Viterbo – Polizia e carabinieri


Sono passati tre anni e in seguito alla denuncia sporta dal sessantenne a novembre 2022 l’ospite scomodo è finito a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache. Parte civile la vittima, un invalido civile in carico al Dsm, assistito dall’avvocato Luigi Mancini.

“Non se ne voleva più andare”, ha riferito ieri la parte offesa, quando il processo è entrato nel vivo con la sua testimonianza. Acquisito il verbale di denuncia su richiesta della pm Aurora Mariotti, con l’accordo delle parti, il sessantenne è stato sottoposto al solo contro esame. 

“Me lo hanno presentato degli amici al bar, perché la moglie lo aveva sbattuto fuori casa e non sapeva dove andare. Mi ha chiesto ospitalità e io l’ho accolto. Lui si iniettava cocaina e costringeva anche me a drogarmi. Mi ha preso il cellulare che ho ritrovato nella cassetta della posta dopo due giorni  e rapinato 200 euro della pensione di invalidità per comprarci la cocaina”.

“Litigavamo,- ha proseguito – ma non se ne voleva andare. Mi diceva ‘io sto qui finché non trovo una sistemazione'”, ha spiegato la parte offesa, ricordando che il 10 novembre 2022, un paio di giorni prima delle denuncia, gli era stato imposto il braccialetto elettronico in seguito alla denuncia della moglie.

“Avevo paura, ero intimorito, non voleva andare via. Ho chiamato le forze dell’ordine quando mi ha spaccato la testa, dopo avermi fatto cadere dalla sedia, continuando a colpirmi mentre ero per terra. Mi minacciava: ‘se chiami i carabinieri, ti ammazzo, chi lo fa è un infame’. Tutte le sere stava seduto sul divano e tenendo tra le mani un coltello, mi diceva: ‘ammazzo te e loro” e ‘te lo pianto in gola, guarda che ti ammazzo'”, ha concluso la parte offesa durante il contro esame del difensore di parte civile Luigi Mancini. 

A aprile la sentenza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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