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Colpo di fulmine “social” ma dura poco, trentenne condannato a un anno per stalking

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Il presidente della camera penale Mirko Bandiera

L’avvocato di parte civile Mirko Bandiera

L'avvocato Remigio Sicilia

Il difensore Remigio Sicilia

Viterbo – Accusato di stalking dalla ex, è stato condannato a un anno di reclusione. È finito nel peggiore dei modi il colpo di fulmine tra un trentenne dei Cimini e una giovane mamma residente in un piccolo centro del lago di Bolsena.

I due, dopo essersi conosciuti tramite social, nel giro di due giorni si sono dati il primo appuntamento, sfociato immediatamente in un amore appassionato e nella decisione di andare a convivere, nonostante le rispettive famiglie nutrissero dubbi sulle possibilità di durata della relazione sentimentale. Fatto sta che la coppia sarebbe arrivata a parlare perfino di matrimonio.

Era maggio del 2019 quando la donna, parte civile con l’avvocato Mirko Bandiera, sentendosi perseguitata, ha sporto denuncia ai carabinieri. Il processo si è chiuso questo mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi. L’accusa aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, con l’aggravante per l’imputato della relazione sentimentale intercorsa con la vittima. Il giudice, sentito il difensore Remigio Sicilia, ha deciso per un anno di reclusione con il riconoscimento delle attenuanti equivalenti all’aggravante. 

Dopo un inizio scoppiettante, i rapporti avrebbero cominciato a guastarsi, in seguito a una serie di divergenze di opinioni e differenze di vedute che avrebbero minato la felice prosecuzione della storia.

Il trentenne, in particolare, si sarebbe rivelato particolarmente geloso e ossessionato dalla smania di controllo nei confronti della compagna. Si sarebbe inoltre dimostrato fin troppo parsimonioso, tanto che una volta, mentre erano al ristorante, tra i due sarebbe scoppiato un furioso litigio perché lui avrebbe ripreso lei con veemenza per non avere finito un piatto: “Cosa lo ha ìi ordinato a fare , se non avevi fame?”.

In un’altra occasione, dopo aver trascorso la notte in un bed&breakfast, il trentenne si sarebbe svegliato la mattina presto di soprassalto, ricordando di avere un appuntamento che non poteva mancare. Se ne sarebbe quindi andato, lasciando da sola in camera la compagna, che si sarebbe messa a gridare di essere stata chiusa dentro, chiedendo l’intervento dei carabinieri. Un’altra volta la donna avrebbe chiamato invece i carabinieri perché il compagno, a suo dire, le aveva tirato le valigie.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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