Viterbo – (sil.co.) – Era la vigilia di Natale del 2023 quando il compagno, in preda alla gelosia, le avrebbe tirato una sedia al culmine di un litigio e lei avrebbe brandito contro di lui un coltello da pane per allontanarlo.
Carabinieri
All’inizio di aprile 2024, quando si è decisa a lasciarlo, lui le avrebbe dato una spinta e poi tirato un calcio alla valigia: “Mi ha soccorso un vicino di casa”. Quindi si sarebbe recato sul suo posto di lavoro: “Io ero con dei clienti, quando mi hanno detto che stava aggredendo il titolare con cui era convinto avessi una relazione”.
Il 24 aprile dell’anno scorso lei è andata dai carabinieri e ha sporto querela per maltrattamenti aggravati davanti a minori e stalking nei confronti del suo ex, sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento e finito a processo col giudizio immediato davanti al collegio del tribunale di Viterbo, che martedì ha ascoltato la testimonianza della parte offesa.
La convivenza della coppia, compresi i due figli da una precedente relazione di lei e il figlio lui, è durata un paio di anni. La famiglia allargata non avrebbe retto alla gelosia ossessiva dell’imputato, un quarantenne della provincia. “Ogni occasione era buona per darmi della puttana”, ha raccontato la vittima davanti ai giudici.
“Vedeva amanti veri o potenziali ovunque, perfino l’allenatore di calcio di mio figlio. Ha contattato delle persone che conoscevo su Messenger, dicendo loro di lasciarmi stare. È entrato, non so come con le mie credenziali, sul mio profilo Facebook e ha screenshottato delle mie conversazioni”, ha sottolineato.
“Qualche settimana fa ha messaggiato con i miei genitori, rivelando loro cose mie private che io non gli avevo detto”, ha spiegato la donna che non si è costituita parte civile e si è anche detta disponibile davanti al pm Flavio Serracchiani a ritirare la querela per i reati non perseguibili d’ufficio, “purché lui si impegni a smetterla, per me può finire qui”.
Il processo riprenderà a giugno, quando sono previste anche discussione e sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
