Ronciglione – Omicidio di Maria Sestina Arcuri, chissà se Mirella Iezzi oggi sarà a Viterbo in occasione della prevista udienza di ammissione prove del processo a suo carico, dopo il rinvio a giudizio dello scorso 26 giugno.
Tribunale – Mirella Iezzi davanti al pm durante l’interrogatorio dell’8 marzo 2019
L’ormai 85enne nonna di Andrea Landolfi Cudia, difesa dall’avvocato Guido Giannini, deve rispondere di favoreggiamento nei confronti del nipote perché avrebbe mentito al pm che la interrogava sulla dinamica dei fatti.
Mirella Iezzi è accusata dalla procura di abbandono di minore, omissione di soccorso e di avere mentito al pubblico ministero per coprire il nipote, il pugile romano 35enne condannato il 9 novembre 2023 a 22 anni di carcere in via definitiva per il femminicidio della fidanzata. In primo grado era stato assolto con formula piena dalla corte d’assise del tribunale di Viterbo. Sentenza poi ribaltata dalla corte d’appello.
Vittima di omicidio volontario e omissione di soccorso, secondo la condanna, la parrucchiera 26enne originaria di Nocara in provincia di Cosenza, deceduta all’ospedale di Belcolle due giorni dopo essere precipitata dalle scale della casa di Ronciglione dell’anziana, dove la coppia stava trascorrendo il weekend col figlioletto di lui, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.
Mirella Iezzi in tribunale all’apertura del processo, ai tempi del lockdown
Mirella Iezzi, secondo la procura, deve rispondere di abbandono di minore, per essersene andata dall’abitazione nel cuore della notte, dopo che Landolfi l’aveva colpita con un pugno, lasciando il pronipote di 5 anni in balia del padre.
È inoltre imputata di omissione di soccorso perché “nonostante l’importante trauma provocato da Andrea Landolfi a Maria Sestina Arcuri, che nell’immediato rigettava e perdeva sangue dall’orecchio, usciva dalla propria abitazione omettendo di prestare l’assistenza occorrente ovvero di chiamare immediatamente i soccorsi sanitari; impedendo, attraverso la condotta omissiva, di prestare soccorsi adeguati alla gravità delle lesioni cagionate, ivi compresa quella di soccorrere attraverso elisoccorso al fine di consentire il ricovero in ospedale altamente specializzato”.
L’85enne è inoltre accusata di avere mentito al pubblico ministero, durante le indagini, rendendo false dichiarazioni sulla dinamica dei fatti, durante l’interrogatorio in procura dell’8 marzo 2019, “allo scopo di sminuire le responsabilità del nipote, riferiva false circostanze in ordine agli orari, cercando anche di giustificare le proprie argomentazioni citando orari di trasmissioni televisive; in ordine alla dinamica dei fatti sostenendo che la Arcuri fosse scivolata dalla scale insieme al nipote; in ordine alla condizioni di salute di Maria Sestina Arcuri, affermando che la stessa stesse bene e che non avesse bisogno di alcun soccorso; in ordine ad un colpo infertole dal nipote Andrea Landolfi Cudia, a seguito del quale subiva la lesione di tre costole e che giustificava, però, ora a seguito di una precedente caduta, ora per aver sbattuto contro il tavolo della cucina”.
Silvana Cortignani
Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


