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Viterbo – Sfilata di medici ieri in tribunale per il processo a un ex otorino della Asl di Viterbo, oggi in pensione, accusato di peculato davanti al collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli.
Avrebbe prescritto protesi acustiche ai suoi pazienti mettendo il timbro di altri medici. Per questo è finito nei guai Domenico Sacconi, difeso dall’avvocato Giovanni Labate.
Secondo l’accusa, dopo essere andato in pensione, tra il 2020 e il 2021, avrebbe falsificato, apponendo timbri di colleghi in servizio, le richieste di autorizzazione alle prescrizioni di protesi acustiche a pazienti che comunque, in base a quanto emerso, ne avrebbero avuto per patologia tutto il diritto. Parte civile la Asl, con l’avvocato Raffaele Mastrota.
Ironia della sorte. Nel 2014, quando era al Santa Rosa l’otorino fu assolto con formula piena dal tribunale di Civitavecchia dall’accusa di truffa per non aver riconosciuto a una paziente dell’ambulatorio di Tarquinia i requisiti di invalidità per ottenere una protesi acustica, suggerendole di comprare la protesi altrove. In realtà la donna non poteva veramente beneficiare della fornitura agevolata dalla Asl.
Il processo per i fatti del 2020-2021 è entrato nel vivo con le testimonianze di diversi medici dell’ospedale Santa Rosa. A sporgere denuncia, il 25 febbraio 2021, fu un altro otorino, il dottor Salvatore Canta, poi deceduto nel 2022, le cui dichiarazioni ai carabinieri del successivo 21 marzo sono state acquisite ieri su richiesta del pm Massimiliano Siddi.
Fu Canta, avendo dei sospetti, a chiedere alla responsabile dell’area assistenza protesica della Asl, anche lei sentita ieri, di verificare le pratiche autorizzative, “tutte complete, compresi gli esami audiometrici e le certificazioni di invalidità, con l’anomalia della firma”. Ovvero il timbro del dottor Canta, ma disconosciuto dal dottor Canta.
I carabinieri della stazione di Bagnaia che hanno ricevuto la querela e i militari del Nas che li hanno coadiuvati nelle indagini, hanno sentito i medici coinvolti.
Relativamente alle indagini è stato sentito il luogotenente Vito Di Benedetto del Nas di Viterbo. “Oltre alle prescrizioni false per le protesi acustiche, col timbro disconosciuto dai medici, abbiamo trovato altri timbri, di vari dottori tra cui diversi otorini e perfino il primario di ginecologia nonché di un tecnico audiometrista, ma anche ricettari in bianco di medici di base”, ha spiegato il militare.
In pratica l’imputato, che non avrebbe più potuto usare il suo timbro essendo in pensione, avrebbe continuato a predisporre le richieste da presentare alla Asl per le protesi acustiche apponendo i timbri di altri colleghi.
Il difensore Labate ha puntato molto sull’effettivo diritto da parte degli utenti, le cui “cartelle” sono state passate al setaccio dagli investigatori, di ottenere dalla Asl protesi acustiche per patologie veramente esistenti. Per ora, però, resta il fatto che, ascoltati dai carabinieri a sommarie informazioni, avrebbero riconosciuto in fotografia Sacconi come il “compilatore”, pur non appartenendo a lui il timbro in calce alla richiesta.
Ad aprile saranno ascoltati altri sei testimoni dell’accusa, quindi si procederà con altre due udienze a maggio e giugno, per arrivare in tempi brevi alla sentenza.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
