Viterbo – Al via mercoledì davanti al giudice Giacomo Attizzi il processo al ventenne viterbese accusato di avere picchiato selvaggiamente un uomo di colore al Sacrario dandogli dello “sporco negro”. Non a caso all’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, viene contestata l’aggravante dell’odio razziale. La parte offesa, un senegalese, so è costituita parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti.
Intervento della polizia al Sacrario
L’imputato è stato rinviato a giudizio lo scorso 20 novembre dal gup Fiorella Scarpato. Si tratta dell’unico imputato per cui la procura ha potuto chiedere il processo tra i quattro componenti del branco che nel pomeriggio del 5 maggio di tre anni fa ha picchiato a sangue un quarantenne senegalese, padre di un bambino cui circa un mese prima avevano bucato il pallone con cui stava giocando a Valle Faul.
Parte civile la vittima, Khadime Niang, portato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dove è stato medicato con una prognosi di trenta giorni, avendo riportato lesioni al volto e la frattura di una costola.
Mentre veniva picchiato dal branco, Khadime Niang, un operaio che lavora da anni a Viterbo, dal carattere mite, benvoluto da tutti, noto in città col soprannome di Bamba, sarebbe stato inoltre insultato con frasi a sfondo razzista, come “figlio di troia” e “negro del cazzo”.
Il processo entrerà nel vivo a giugno, quando saranno sentiti i primi testimoni dell’accusa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
