Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, sulle auto dell’agguato secondo l’accusa viaggiavano in coppia Antonio Bacci, Lucio La Pietra e in solitaria Ismail Memeti. Quest’ultimo sarebbe il terzo componente del commando armato che, la mattina del 7 agosto 2022, ha freddato a colpi di pistola il pluripregiudicato 58enne. Ebbene, è stata accolta la dal gip la richiesta di giudizio immediato del pm Massimiliano Siddi per Memeti, da solo alla guida della Giulietta rubata preceduta dalla Smart a noleggio su cui viaggiava la coppia Bacci-La Pietra. Prima udienza il 13 maggio.
Omicidio Bramucci – Sulle auto dell’agguato, secondo l’accusa, Antonio Bacci, Lucio La Pietra e Ismail Memeti
La Smart con a bordo i killer Bacci e La Pietra avrebbe dovuto “scoraggiare”, facendosi notare e fermare, eventuali controlli se avessero dovuto incrociare posti di blocco lungo il percorso da Roma a Soriano nel Cimino. Sarebbe stata quindi “parcheggiata” a circa tre chilometri dalla scena del crimine, mentre la Giulietta con i sicari sarebbe andata a bloccare la strada alla vittima, massacrata a colpi di pistola sulla sua auto a pochi metri da casa.
Anche lui pregiudicato, Ismail Memeti è il 56enne d’origine macedone di Albano arrestato a Ognissanti, oltre due anni dopo il delitto, in seguito a un lungo tira e molla sulla richiesta di misura di custodia cautelare della procura, rigettata dal gip, accolta dal riesame, annullata con rinvio dalla cassazione e ribadita in via definitiva dal riesame.
Memeti, oltre che di omicidio pluriaggravato in concorso con gli altri sei imputati condannati lo scorso 20 gennaio in primo grado, deve rispondere anche del reato di furto aggravato dell’autovettura utilizzata per commetterlo.
Un anno prima dell’arresto, il 2 novembre 2023, la cassazione aveva dato ragione alla difesa, secondo cui il riesame aveva omesso di fornire adeguata giustificazione del proprio percorso motivazionale alternativo rispetto al gip e del diverso rilievo attribuito ai dati acquisiti. Da qui l’annullamento dell’ordinanza – “essendo sostanzialmente mancato il necessario confronto dialettico con i contenuti della prima decisione” – poi “sanata” dai giudici del tribunale della libertà cui è stata rinviata.
Memeti, dal canto suo, non avrebbe mai nascosto di essere un ladro di automobili. Nel caso specifico, avrebbe rubato nel mese di giugno la macchina poi utilizzata nell’agguato mortale a agosto, quando Memeti sarebbe stato reclutato all’ultimo momento, in sostituzione di Alessio Pizzuti.
Come è noto il “prezzo” sarebbe stato 5mila euro, somma asseritamente dovuta a Memeti quale compenso per il suo apporto nell’azione omicidiaria. Non secondo la difesa.
Tribunale – Le parti civili: Mascia, la figlia di salvatore Bramucci, e il fratello della vittima Isolino
In una conversazione con altri due soggetti, il 48enne che avrebbe ospitato in casa su richiesta di Bacci il macedone – detto Flavio o Tarzan – avrebbe escluso che Memeti abbia percepito da Bacci la somma. Sarebbe stato invece il 48enne a insistere con Bacci, in un’altra conversazione, affinché versasse 5mila euro al macedone in modo che potesse pagarhli l’affitto. Memeti, sempre secondo la difesa, non risulterebbe avere mai chiesto in alcuna conversazione con Bacci il saldo di un “debito”, ma solo 100 euro, a mero titolo di cortesia, temendo che il 48enne lo avrebbe fatto “dormire per strada”.
Bacci, dal canto suo, non avrebbe mai affermato con chiarezza che Memeti partecipò all’agguato, limitandosi a fare affermazioni generiche ed equivoche, avendo un suo perché anche la famosa frase nella quale Bacci afferma che la persona reclutata era un “albanese di Albano vicino Ariccia”
Secondo la difesa, inoltre, relativamente al furto della Giulietta lasciata in sosta e con le chiavi inserite, non si può parlare di furto aggravato dall’esposizione del mezzo alla pubblica fede, essendo stato lasciato in sosta sulla pubblica via con le portiere aperte e la chiave inserita nel quadro e non essendo emerso che il conducente si sia determinato a lasciare l’auto in tali condizioni a causa di una contingente necessità e non per mera comodità e non per mera trascuratezza.
Il gip del tribunale di Viterbo, per la cronaca, aveva considerato inattendibili le dichiarazioni di chiamata in reità di Bacci, in assenza di idonei riscontri esterni, tali non ritenendosi le chat intercorse il 5 agosto 2022 tra lo stesso Bacci e Sabrina Bacchio, reputate ambigue.
Per il riesame nessun dubbio sula riconducibilità dell’Alfa Romeo Giulietta utilizzata per l’agguato del 7 agosto 2022 al Memeti, che risultava l’autore del furto della stessa, commesso tra il 18 e il 19 giugno 2022, circostanza quest’ultima “rinveniente” sia dalle dichiarazioni del 48enne che lo ospitava in casa su richiesta d Bacci, sia da alcune intercettazioni nelle quali Memeti confessava il furto.
Riguardo alla conversazione intercorsa il 5 agosto 2022 tra Bacci e Sabrina Bacchio (che stavano organizzando l’agguato), in occasione della quale il sicario, dopo aver manifestato irritazione per l’imprevisto dell’assenza di Pizzuti, che aveva compromesso l’organizzazione prevista per il giorno seguente, affermava che stava cercando di fronteggiare quest’imprevisto reclutando nel gruppo di fuoco un “albanese”, aggiungendo che si trattava di “un albanese di Albano, vicino ad Ariccia”.
“Verosimile” per il riesame che l'”albanese” menzionato da Bacci fosse proprio Memeti, non deponendo in senso contrario la sua origine macedone, ritenendo che il correo si fosse espresso con una “approssimazione classificatoria, in virtù della quale sono definiti albanesi tutti i cittadini provenienti dalla medesima area balcanica”.
Viene quindi valorizzata una conversazione del 21 settembre 2022, registrata in ambientale tra l’ospite 48enne e Memeti in cui il primo, nello stigmatizzare l’imprudenza di Bacci che era “andato a sparare a quello con tutte le telecamere, con tutti gli smartphone e con i telefonini”, afferma che se, invece, avesse sparato col tuo telefono e nella macchina dove “stavi te” non l’avrebbero preso.
Silvana Cortignani
A partire da sinistra dall’alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
Sei condannati per omicidio premeditato in concorso:
– Elisabetta Bacchio, 24 anni di carcere: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
– Sabrina Bacchio, 24 anni di carcere: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
– Dan Costantin Pomirleanu,, 20 anni di carcere: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
– Antonio Bacci, 28 anni di carcere: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
– Lucio La Pietra, 27 anni di carcere: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
– Alessio Pizzuti, 18 anni di carcere: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini
Parti civili il fratello e la figlia della vittima:
– Mascia Bramucci, provvisionale di 50mila euro: 37 anni, difesa dall’avvocato Antonio Filardi
– Isolino Bramucci, provvisionale di 26mila euro: 62 anni, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


