Calcata – (sil.co.) – Scaraventò dal terrazzo il fratello trovato a letto con la figlia minorenne, assolto quarantenne di Calcata. Non fu tentato omicidio. Il gup del tribunale di Viterbo ha dato ragione al difensore Domenico Cardellini e lo ha prosciolto. Ma l’imputato è lo stesso a processo, davanti al giudice Jacopo Rocchi, per maltrattamenti in famiglia precedenti al sanguinoso episodio della scorsa primavera.
Tribunale di Viterbo
Era la mattina del 25 maggio dell’anno scorso quando il quarantenne, rientrando in casa, avrebbe trovato la figlia all’epoca 16enne a letto abbracciata allo zio, scaraventando il fratello dalla finestra e minacciando la giovane con una lametta.
La vicenda è emersa il successivo 4 giugno,quando il genitore è stato fermato alla stazione dei bus a Saxa Rubra per via di una richiesta di aiuto della figlia, la quale aveva raccontato ai poliziotti che suo padre l’aveva minacciata poco prima con una lametta che avrebbe poi nascosto nella custodia del cellulare.
Secondo quanto raccontato agli agenti dalla oggi 17enne, il padre l’avrebbe minacciata dopo aver assistito a un episodio risalente a dieci giorni prima. In quel frangente l’uomo avrebbe trovato sua figlia abbracciata a letto con lo zio, un 36enne. Nonostante le spiegazioni della figlia che avrebbe riferito che nulla sarebbe accaduto con lo zio, il padre non le avrebbe creduto e avrebbe scaraventato giù dalla finestra, da un’altezza di 3 metri, suo fratello.
Lo zio 36enne nell’impatto riportò la frattura del malleolo. Il padre della ragazza fu condotto a Regina Coeli con l’accusa di tentato omicidio da cui è stato prosciolto dal gup del tribunale di Viterbo. Deve però rispondere al giudice Rocchi dell’accusa di maltrattamenti in famiglia.
“Non volevo uccidere mio fratello. Non volevo buttarlo dal balcone, è stato un incidente. Non volevo ucciderlo, tanto che ho chiamato i soccorsi”, disse al giudice della convalida, che confermò la misura cautelare.
Il 36enne finì all’ospedale Sant’Andrea di Roma con fratture a entrambe le gambe e una prognosi superiore a 30 giorni. In un gesto di ulteriore umiliazione, l’uomo avrebbe lanciato un sacchetto di vermi sul fratello ferito. L’episodio è stato per l’appunto rivelato dalla ragazza pochi giorni dopo, durante un litigio con il padre su un autobus per Roma, che ha attirato l’attenzione della polizia.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
