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Viterbo – (sil.co.) – “Tu sei brutta e nera, io bello e biondo”, la umiliava abitualmente. È stato condannato oggi a 3 anni e 8 mesi e 5mila euro di provvisionale per maltrattamenti in famiglia, il marito inglese quarantenne di una donna peruviana.
L’imputato era finito prima ai domiciliari e poi in carcere, dove si trova tuttora, dopo avere violato la misura dell’allontanamento, tagliando il braccialetto elettronico con le forbici (motivo per cui è stato già condannato con sentenza definitiva).
La pm Paola Conti, contestandogli 13 anni di maltrattamenti, ha chiesto 3 anni di reclusione.
L’imputato, assistito dall’avvocato Lorenzo Lepri, si è difeso giustificando ogni addebito e rigirando le accuse alla parte offesa, rilasciando tra le lacrime spontanee dichiarazioni.
L’avvocato di parte civile Chiara Mambro ha chiesto una provvisionale immediatamente esecutiva, producendo due lettere scritte a febbraio dal quarantenne in carcere al figlio più grande e alla vittima, perché dimostrebbero la sua volontà e capacità di manipolazione.
L’ex moglie, dopo tre figli e una relazione durata dal 2011 al 2024, ha deciso di darci un taglio e cambiare vita, denunciando ai carabinieri lo scorso 4 giugno.
Lei sei anni fa ha aperto una sartoria e si è emancipata. “A un certo punto, ho preso una casa in affitto per me e i nostri tre figli e me ne sono andata via senza dirgli niente”, ha spiegato durante il processo.
La coppia, residente in un centro della provincia, ha tre figli di 13, 9 e 7 anni, tutti nati col cesareo. Motivo per cui il quarantenne non avrebbe perso occasione per dire alla moglie frasi del tipo: “Non sei una madre perché hai partorito col cesareo e non hai sofferto”.
A Natale 2023, mentre coi figli andavano a pranzo dai parenti di lei a Roma, dopo aver fatto un monte di scene, avrebbe fatto per investirla. “Mi umiliava davanti a tutti dicendo che venivo dal terzo mondo, che ero nata tra le montagne e non sapevo neanche che la terra fosse tonda”, ha raccontato la vittima davanti al collegio lo scorso autunno.
L’avrebbe anche picchiata abitualmente e violentata: “Siccome mi tradiva, non volevo più fare sesso con lui, ma lui la sera, mentre i figli dormivano, mi prendeva e io per loro lo lasciavo fare”.
Nel 2019 le cose, almeno dal punto di vista lavorativo, per la famiglia sarebbero andate ancora bene. “Lui dal 2011 aveva un noleggio bici vicino al Colosseo e organizzava tour per i turisti. Io nel 2019, sapendo cucire e disegnare, mi sono comprata una macchina per cucire e ho aperto una mia sartoria, che è andata subito benissimo, con richieste dalle migliori boutique”, ha spiegato la parte offesa.
Botte e insulti sarebbero stati una costante del rapporto di coppia, nonostante 13 anni insieme e la nascita di tre figli. “La prima volta che mi ha picchiata è stato nell’agosto del 2012. Poi mi portava spasso, io sempre con gli occhiali scuri e le maniche lunghe per coprire i lividi”, ha spiegato la donna.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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