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Amori tossici, vittima denuncia l’ex dopo anni di tormenti: “Temo ripercussioni”

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Viterbo – (sil.co.) – È finita malissimo la tormentata relazione tra una dottoressa della Asl e un agente della polizia penitenziaria. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Jennifer Palombaro, è finito a processo per stalking e lesioni in seguito alla denuncia-querela sporta dalla presunta vittima il 16 settembre dell’anno scorso.


Aggressione - Foto di repertorio

Aggressione – Foto di repertorio


Due giorni prima, la sera del 14 settembre 2024, dopo una festa di compleanno cui avevano preso parte insieme nella capitale, lui l’avrebbe presa e sbattuta sull’auto. “Sono caduta per terra e ho battuto la testa sul selciato, ho perso i sensi e sono stata soccorsa da due ragazzi “, ha riferito in aula la vittima. 

Il procedimento è entrato nel vivo lunedì davanti al giudice Caterina Mastropasqua con la testimonianza fiume della parte offesa, parte civile al processo con l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta.

“Non l’ho denunciato prima perché temevo ripercussioni lavorative sia per me che per lui, nonché ripercussioni da parte sua nei miei confronti, cosa che temo anche ora”, ha sottolineato la parte offesa. 

Botte e violenza sarebbero state una costante. Dal 2021. Il culmine sette mesi fa. “La sera del 14 settembre non ci vedevamo da qualche mese. Già dal 2023 ci si vedeva sporadicamente, perché finiva sempre con una lite e lui che poi mi diceva ‘ti amo, non posso stare senza di te, mi appartieni’. A luglio dell’anno scorso mi aveva invitata a una cena in giardino a casa sua, poi mi ha preso a schiaffi e rotto gli occhiali”. Due episodi di “pizze in faccia, occhiali rotti e cornea lesionata”. “Calci e calci”, la sera di Capodanno 2022-2023. Minacce di morte: “Se stanotte non mi fai dormire, ti ammazzo”.  


Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato di parte civile, Marco Valerio Mazzatosta


La donna ha spiegato come una delle aggressioni “più atroci” risalga al 26 giugno 2021. “Mi ha trascinata e fatto rotolare per le scale, poi mi ha raccolta e scaraventata in auto, chiudendomi il piede destro nella portiera, sono scappata e mi ha ripresa, poi mi ha portata in macchina davanti a casa di un mio collega e amico, lanciandomi nel suo giardino, dove ho perso i sensi e sono stata recuperata dal giardiniere”. “Al pronto soccorso ho riferito di una ‘aggressione da persona non nota’, ero a disagio per eventuali ripercussioni sul lavoro e anche da parte sua nei miei confronti”, ha ribadito

Un amore tossico: “È tornato dopo tre mesi. A settembre 2021 mi ha seguita una mattina in macchina, me lo sono trovato dietro, nello specchietto retrovisore. Mi ha fermata e detto che doveva parlarmi, per cui siamo andati al bar fuori porta Fiorentina, dove mi ha detto ‘sto male, non posso stare senza di te’ e abbiamo ripreso a frequentarci”. 

“Ma aveva un modo di fare perverso, perché ha voluto per forza raccontarmi di tutte le donne che aveva avuto in quei tre mesi, dicendomi i nomi e mostrandomi le foto. Nulla è stato più come prima e gli incontri sono diventati sempre più sporadici. Ci vedevamo 20 giorni-un mese, poi lite e ritorno, sempre così”, ha proseguito la parte offesa. 

È solo l’inizio. Il processo riprenderà a fine primavera con la testimonianza di un testimone oculare, uno dei due giovani che hanno soccorso la dottoressa quando il 14 settembre sarebbe stata scaraventata per terra nella capitale. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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