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Città del Vaticano – Se il buongiorno si vede dal mattino…
La forma è sostanza, soprattutto per santa romana chiesa. Dopo l’annuncio della morte di papa Francesco da parte del cardinale Kevin Farrell, sono iniziate le procedure previste dal diritto canonico, a partire dalla cruciale convocazione delle congregazioni dei cardinali, da parte del cardinal decano Giovanni Battista Re.
Tra i poteri dell’assemblea, a cui partecipano sia i cardinali elettori sia quelli che hanno superato gli 80 anni, compito della prima riunione è coordinare ogni aspetto della transizione, dalla decisione sulle esequie pontificie, fissate per sabato 26 alle 10 sul sagrato della basilica di san Pietro, alla convocazione del conclave. Ma è anche luogo di primo confronto fra i cardinali. La stessa candidatura di Bergoglio nacque a seguito dell’intervento durante le congregazioni preparatorie nel 2013, quanto seppe farsi interprete del desiderio dei principi della chiesa di prendere le distanze dagli scandali della curia romana, chiedendo che il futuro pontefice fosse in grado di aprire la chiesa al popolo dei credenti.
Dopo le dimissioni di Benedetto XVI, annunciate l’11 febbraio 2013 e divenute effettive il successivo 28 febbraio, le congregazioni iniziarono il 4 marzo, lasciando diversi giorni ai cardinali per raggiungere Roma. In quel caso, peraltro, tutti ne erano informati da oltre due settimane. L’altro ieri, invece, la convocazione è stata rapidissima, inviata a ora di pranzo per martedì 22 alle 9. Una fretta che ha alimentato interrogativi. Non esiste, infatti, un obbligo di iniziare immediatamente le congregazioni.
Convocare a Roma, con meno di 24 ore di preavviso, cardinali provenienti da ogni angolo del mondo è scelta quantomeno discutibile. Per questo, nei sacri palazzi, si mormora di un Re ancora rancoroso per il mancato rispetto dell’accordo del conclave 2005, che prevedeva lui segretario di Stato dopo l’elezione a pontefice di Joseph Ratzinger.
Nonostante una vita spesa ai vertici della diplomazia vaticana, gli venne preferito Tarcisio Bertone, dal curriculum decisamente meno prestigioso. Si racconta che il patto non rispettato sia ancora vissuto come un affronto.
Re è l’ultimo esponente della migliore scuola politico-diplomatica della curia romana, un filone che va da Pacelli a Casaroli, passando per Tardini, Silvestrini e Sodano: un ruolo tradizionalmente affidato ad italiani. La fretta è letta come il colpo di coda di una parte della chiesa che sa che non può ambire a nessun ruolo di vertice, ma allo stesso tempo è in grado di compromettere l’ascesa al sacro soglio ad altri italiani, a partire dal superfavorito cardinale Parolin, non a caso, attuale segretario di Stato.
In tempi di sede vacante, ogni ora dura un giorno, ogni giorno dura un anno, ogni incontro può essere cruciale. Memorabile fu la battuta, a margine del conclave 2013, di un autorevole porporato indirizzata al cardinale di Milano, Angelo Scola, che da giorni tesseva la tela per la propria candidatura: “Fratello, ricorda: io organizzo cene, tu colazioni e pranzi. Ma le cene avvengono dopo i pranzi”.
Thomas Moore
